I Ragazzi di Robin “stravincono” alla Festa degli Alpini: Così si affronta la disabilità

I Ragazzi di Robin hanno prestato servizio come camerieri durante la Festa, un successo

Filavano tra i tavoli sotto il porticato della Cascina Commenda, vassoio in mano, pronti a sparecchiare e sistemare il tutto. Camerieri concentrati ed efficienti, sul pezzo. Alla Festa degli Alpini, un successone, hanno stravinto anche loro, i Ragazzi di Robin. «Abbiamo scelto questo nome perché Robin è l’aiutante di Batman, un eroe che resta sullo sfondo ma comunque un eroe – spiega Melania Bergamaschi, anima dell’iniziativa – E poi è arrivato l’assist di Cremonini, con la sua canzone ad hoc…».

Per ora sono sei, tutti maggiorenni, i protagonisti di questo progetto che vuole dare una risposta alla loro voglia, al loro bisogno di essere normali. Sono affetti da vari tipi di disabilità, dall’autismo alla sindrome di Down, e i loro familiari sono impegnati nell’impostare il loro futuro, anche lavorativo. Non basta più il tempo trascorso al Centro socio-educativo, servono altri impegni, cose da fare. E allora ecco che i ragazzi di Robin puliscono la pensilina imbrattata, collaborano con “Zenzero” per il servizio ristoro durante la Festa dello Sport a Redecesio, distribuiscono le piantine che segnalano la disposizione dei gazebo durante la Festa cittadina. Volontariato, certo, ma comunque attività che raggiungono lo scopo principale: gratificarli, farli sentire utili e normali.

«L’idea è quella di creare opportunità perché la gente dia spazio a questi ragazzi – dice Bergamaschi – Queste esperienze possono essere importanti anche per costruire un network di contatti che in un futuro possano rappresentare chance concrete per proseguire questo percorso. Abbiamo tante idee, siamo ambiziosi e convinti che questi ragazzi possano essere una risorsa per la comunità». Al Villaggio c’è una bocciofila abbandonata, un’idea è quella di ripulirla, anche perché il Centro socio-educativo ha una squadra di bocce. Ma è solo uno dei progetti allo studio. «Non bisogna aspettare che le cose piovano dal cielo, è giusto muoversi e portare delle idee all’amministrazione», spiega Melania Bergamaschi, la mamma di Jacopo, uno dei ragazzi di Robin. «Molti di loro sono coscienti di essere diversi – aggiunge – ma vogliono sentirsi coinvolti, partecipi».

La ristorazione è un ambito nel quale le loro capacità possono trovare il giusto spazio, lo dimostrano anche altre realtà come “PizzAut”. Ma non è il solo, le strade da percorrere sono molte, sempre coinvolgendo l’amministrazione e la cittadinanza. «Si parla tanto del “dopo di noi” – insiste Bergamaschi – del futuro di questi ragazzi quando resteranno da soli; ma bisogna lavorare oggi, al “durante”, perché il futuro è già qui».

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