Una via per Jannacci, Segrate “anticipa” Milano: l’intitolazione il 6 ottobre all’Idroscalo

Al grande cantature milanese è stata dedicata la nuova "tangenizalina" di Novegro

L’Idroscalo gli piaceva tanto da scriverci una canzone, almeno un verso. Quello che… “purtava i scarp del tennis” era diretto lì. E adesso lì resterà lui, Enzo Jannacci da Milano, per Milano, con Milano. Eppure a dedicargli una strada, la nuova tangenzialina di Novegro inaugurata qualche mese fa, è l’amministrazione di Segrate. Beppe Sala, bruciato sul tempo, ha assicurato di aver avviato l’iter per intitolare una  via milanese al cantautore entro il 2023. Qui la cerimonia si terrà sabato prossimo, sabato 6 ottobre, con il figlio Paolo che ha assicurato la presenza all’omonimo Micheli. «E’ stato un poeta sincero – dice quest’ultimo – protagonista di una stagione probabilmente irripetibile, nella quale Milano fu un incredibile laboratorio di idee e d’arte. Ha saputo raccontare la sua città e l’Italia splendidamente. Quello di Segrate è un tributo a un artista vero che vorremmo far conoscere anche alle nuove generazioni».

E allora ce l’abbiamo noi la “via Jannacci”, in mezzo a quelle dedicate agli altri artisti. Un omaggio doveroso, con il sindaco che su Facebook ha postato la strofa giusta di quella canzone. Con lui, Enzo Jannacci, che la politica la frequentava a modo suo, con la battuta pronta e il sorriso, meglio la smorfia satirica, sulle labbra vitanaturaldurante. “Quelli che… votano scheda bianca per non sporcare”. Ma sono tanti i cammei fulminanti griffati Jannacci, lui che… la sintesi fa bene al cuore e al cervello. “Quelli che… l’ha detto la televisione”. Basta piazzarci un bel “l’han detto i social” e ti ritrovi lì, dentro la più stretta attualità. Enzo Jannacci da Milano verso l’Idroscalo, un viaggio bello come una poesia. “Medico e artista” ci sarà scritto sulla targa messa lì a imperitura memoria, che si fa presto a vederlo arrossire. Lui che con “I due corsari” insieme a Gaber ha fatto la storia della canzone italiana, ma anche della cultura di un Paese che ancora lo canta, che ancora… “Vengo anch’io! No, tu no!”.

A Jannacci è già stato intitolato il Belvedere del Pirellone, roba grossa a stare schisci. Adesso tocca a noi, a una Segrate che ha voglia di ricordarselo, di tenerselo stretto, di vedere ancora quel suo “barbun” che filava verso il mare di Milano con le “scarp del tennis” ai piedi.

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