Maurizio Candi, una vita a 300 all’ora da Redecesio alla Formula 1: «Senna? Uno come noi»

Il segratese Maurizio Candi, a sinistra, assieme al "guru" della F1 Adrian Newey, direttore tecnico del Team Red Bull

Una vita coi tappi, perché quel rombo lì se non stai attento ti buca i timpani. Una vita fatta di adrenalina a barili più che a manciate. Maurizio Candi te la racconta come se fosse roba facile, tutto normale e via andare. Invece no, anche se lui insiste… proprio no. Perché il rumore di un motore fatto bene, il rombo di una Formula 1 è un suono per pochi. Lui è uno dei pochi, a Segrate è l’unico. Adesso vive a Redecesio, ma è ancora un ramingo dei pistoni. Una vita a zonzo, assordante comunque, che inizia trent’anni fa, nel 1978, con la Formula 3. Va avanti ancora adesso, da freelance dei motori, dopo essere passato da mille svincoli della professione e dopo aver vissuto l’esperienza della Fondmetal in Formula 1, dal 1990 al 1992. Il circus per eccellenza, tanta, tantissima roba. Niente di meno. E prima di ascoltare i ricordi, basta tornare all’altroieri per sentirne il rumore.

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«HO ASSEMBLATO L’AUTO DI ADRIAN NEWEY»

«Durante la settimana dell’ultimo Gp di Francia (andato in scena il 24 giugno scorso al “Paul Ricard” di Le Castellet, ndr) mi sono ritrovato nel box di una gara-evento di auto “veteran”. Che macchina ho assemblato? Beh, quella di Adrian Newey». Per chi non seguisse i motori per eccellenza, trattasi del “dio” del settore o giù di lì. L’uomo che con la Red Bull ha messo in scacco il gotha della Formula 1 per anni, quello che ha ideato una sorta di rivoluzione. E lui, Maurizio di Redecesio, gli ha messo a posto il bolide privato. «Com’è dal vivo? Beh, un tipo normale – sorride Candi – Basti pensare che per cena, dopo una giornata di lavoro, ha organizzato una grigliata dietro il box. Non si è messo ai fornelli, più che altro… magnava, ma era un commensale come gli altri. Un grande. Forse un dettaglio che in pochi conoscono è che Newey è sempre salito sulle sue macchine, nella F3000 si metteva al volante se qualcosa non tornava per capire quale fosse il problema. è uno che si sporca le mani, insomma. Uno come noi».

GLI “ANNI BELLI” DI SENNA, MANSELL E PROST

Un’esperienza meravigliosa, ma quasi un paragrafo più che un libro intero per uno che ha visto la Formula 1 da vicino, da dentro. «E’ un mondo a sé. Di episodi ne potrei raccontare mille, ma qualcosa è meglio che lo tenga per me… – sorride Candi, lasciandosi andare ai ricordi – Una volta a Monza, durante dei test ad agosto, la McLaren si accorse che io e un altro meccanico stavamo sbirciando nel box: ci chiusero la saracinesca in faccia in un amen. Tutti hanno i loro segreti… Erano gli anni di Senna, Prost, Mansell e tutti gli altri. Erano gli anni belli». E allora gli chiediamo di non fermarsi, di non frenare, di condividere un pezzo di quei ricordi che custodisce gelosamente. «Ayrton era uno semplice – racconta – ti trattava senza indossare i guanti per non sporcarsi di grasso… Lo stesso vale per Mansell, mentre Prost era quello un po’ pieno di sé, viaggiava a una spanna da terra. Ma stiamo parlando di fenomeni e non pensiate che Senna fosse tenero coi suoi meccanici, se la macchina non andava come voleva si faceva sentire… altroché». Erano anni nei quali contavano il volante e il motore, il manico e le viti. «Di elettronica ce n’era ancora poca – dice Candi – il cambio era manuale, giusto per far capire di cosa parlo. Il nostro ruolo era fondamentale, i meccanici erano il fulcro di tutto, almeno fino a quando loro, i Senna e gli altri, accendevano tutto ed entravano in pista».

«SCHUMACHER, CAMPIONE E LEADER SIN DA RAGAZZO»

Ed erano gli anni nei quali la Formula 1 scopriva un ragazzo che l’avrebbe sconvolta, segnata per sempre, come un tatuaggio grande così e bello tanto quanto. Erano gli anni nei quali Michael Schumacher si affacciava su quel mondo lì, che poteva sembrare immenso ma che lui si sarebbe messo ai piedi. «Appena l’abbiamo visto girare in pista, abbiamo capito – ricorda Maurizio Candi – Era veloce, velocissimo. Ma a colpirci fu il carattere, il piglio da leader, quella voglia di arrivare che lo portò muso a muso con Senna dopo un contatto durante un Gp. Zero riverenza. Un segnale che captammo tutti e che lui confermò a stretto giro». Una vita che è un viaggio a 300 all’ora, quella di Maurizio Candi; un album dei ricordi che ha tutte foto mosse, scattate mentre fili via da un posto all’altro (adesso è in India per le gare delle vecchie Formula Bmw), come se la velocità fosse uno stile, un modo di star dentro al mondo e attraversarlo con i giri del motore che manco si contano più. Ma è normale, per quelli come lui e come Newey.

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