Stop agli alcolici da asporto dopo le 21, la proposta anti-degrado dei “Sanfe Angels”

Una panchina nella zona del centro commerciale del quartiere con bottiglie abbandonate e sporcizia ovunque

Stop alla vendita di alcolici d’asporto dopo le 21, per mettere un freno a vandalismi, schiamazzi e per ridare decoro al quartiere. È la proposta di un gruppo di residenti di San Felice, già al lavoro per organizzare una raccolta firme da sottoporre all’amministrazione comunale di Segrate.

«Abbiamo accennato la questione al sindaco Paolo Micheli che ci ha ascoltati e ha dato una disponibilità a incontrarci», spiega Cristiana Pisani, tra i promotori dell’iniziativa lanciata dalla pagina Sanfe Angels aperta da qualche giorno su Facebook e già attiva con una community social. Nel mirino dei residenti, il fenomeno dilagante delle sbronze notturne dei giovani, favorite dalla possibilità di acquistare alcolici presso il supermercato del Centro commerciale per poi consumarlo altrove. «Con la conseguenza, assieme al disagio di avere gruppi di persone ubriache in giro per il quartiere, dell’abbandono di bottiglie di vetro anche rotte pericolose per bambini e animali», spiegano i promotori.

La proposta è per un’ordinanza anti-alcol del sindaco, sulla scia di quella già firmata nel dicembre 2017 per la frazione di Novegro, che aveva vietato la vendita di alcolici dalle 21 alle 7, e di altre iniziative simili in molte città della provincia. «San Felice, in particolare nel weekend, è diventata ritrovo di persone alla ricerca di alcol a poco prezzo che arrivano anche dai Comuni vicini – spiega Pisani – non parliamo assolutamente di “proibizionismo”, ma dell’ipotesi di un divieto che riguardi solo la vendita da asporto, non certo quella di bar, pub o ristoranti dove il consumo avviene nei locali stessi».

Una richiesta che arriva è il caso di dirlo, dato che la misura è ormai… colma. «Stiamo assistendo a un’escalation di episodi di danneggiamenti – dice la residente – pensiamo sia il momento di intervenire per ridare sicurezza e decoro al quartiere e anche per tutelare i ragazzi: spesso infatti a bere sono dei minorenni, che aggirano facilmente il divieto di acquisto facendosi “aiutare” dai più grandi. Sappiamo bene che la questione sia molto più ampia e che il supermercato non ha responsabilità, ma pensiamo che sia un punto di partenza per iniziare ad affrontare concretamente l’emergenza».

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