Fase 2, la delusione dei parrucchieri segratesi: «Scelta assurda, noi pronti a lavorare in sicurezza»

Simona Spinelli, titolare del salone Cambio di Stile di Segrate Centro

La doccia fredda è arrivata domenica sera durante la conferenza stampa del premier Giuseppe Conte. Tutto da rinviare: per i saloni di parrucchiere e i centri estetici il lockdown, la chiusura forzata a causa dell’emergenza coronavirus, durerà fino al 1 giugno. Una batosta per la categoria già messa in ginocchio dallo stop arrivato l’11 marzo con il primo dei decreti anti-contagio, peraltro anticipato dalle chiusure spontanee di molte attività. Abbiamo chiesto a due professionisti molto noti in città, Simona Spinelli di Cambio di Stile e Simone Siniscalchi, titolare di due botteghe a marchio Jean Louis David a Milano2 e al San Raffaele, un commento sulla decisione che dovrebbe essere messa nero su bianco nel “Decreto Aprile”.

SIMONA SPINELLI, “CAMBIO DI STILE”

«È una mazzata, ci aspettavamo di poter riaprire il 4 maggio, il 18 al massimo, questo rinvio ci penalizza in modo incomprensibile. Abbiamo decine di esperti nelle varie task-force ma penso che nessuno di loro conosca il mondo del lavoro, nessuno ci ascolta e dovremo farci sentire magari con qualche forma di protesta che stiamo già studiando assieme a tanti colleghi». Non usa giri di parole Simona Spinelli, titolare del salone di via Gramsci, in Centro, che dà lavoro a tre dipendenti. E non nasconde la rabbia per la decisione del governo che ha prorogato la chiusura di parrucchieri e centri estetici. «Una decisione assurda, incoerente mentre si autorizzano riapertura dei parchi, corse, riavvio di fabbriche aziende e quindi grande aumento di persone sui mezzi pubblici – dice Spinelli – noi ci siamo preparati per ripartire in piena sicurezza, adottando tutte le misure di prevenzione tra cui distanziamento tra le postazioni, sanificazione di locali e strumenti, utilizzo di ogni dispositivo di protezione tra cui mascherine, guanti, visiere monouso oltre all’attività solo su appuntamento contingentando gli ingressi».

Un ritardo nell’apertura, con la saracinesca già abbassata da quasi due mesi, che rappresenta un’altra zavorra sul rilancio dell’attività nella “Fase 2”. «Dobbiamo poter riaprire subito e ci servono misure di sostegno vere, ad esempio per l’acquisto dei dispositivi di protezione e per le sanificazioni che sono tutte a nostro carico – spiega l’artigiana – le mie dipendenti sono ancora in attesa della cassa integrazione e con i 600 euro che mi sono arrivati non ci pago nemmeno l’affitto del negozio… sappiamo che dovremo lavorare ancora di più, sette giorni su sette e ampliare gli orari e che comunque una perdita di incassi sarà inevitabile, siamo pronti ma ci facciano lavorare». E i clienti? «Sono in contatto con molti di loro – dice Spinelli – mi chiedono quando riapriamo, di poter prenotare, conoscono l’attenzione che abbiamo sugli aspetti igienici e sulla sicurezza… chi guadagna da questa situazione purtroppo sono gli abusivi, quelli che stanno andando a lavorare a domicilio a casa delle persone violando le regole».

SIMONE SINISCALCHI, “JEAN LOUIS DAVID”

«Eravamo pronti a ripartire il 4 maggio, ci eravamo già confrontati con il nostro marchio, con i fornitori… questo rinvio al 1 giugno è stata una brutta sorpresa per tutti». È deluso, Simone Siniscalchi, in città da anni con i suoi saloni Jean Louis David dove lavorano dieci dipendenti. «Da un lato capisco l’emergenza e la prudenza del governo – dice il parrucchiere – ma potevano farci riaprire anche se non a pieno regime e con strettissime norme di sicurezza, che noi ci siamo preparati ad applicare: ci sentiamo disorientati e non capiamo queste scelte, quando altre attività invece potranno ricominciare a lavorare». Anche perché, assicura Siniscalchi, la volontà di “aggiornarsi” alle nuove condizioni imposte dal coronavirus non manca. «L’apertura 7 giorni su 7 e l’ampliamento degli orari con un lavoro organizzato su turni è già allo studio, in più si lavorerà solo su appuntamento e abbiamo già sviluppato una App con cui i clienti potranno prenotare da soli – dice il titolare di JLD Milano2 – siamo inoltre già dotati di tutti i dispositivi di prevenzione previsti, e restiamo in attesa di indicazioni precise dalle autorità».

 

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