Poldi, neo-presidente del Consiglio Comunale: “Più partecipazione dei cittadini”

Gianluca Poldi, ex Assessore alla Cultura e alla Scuola, è stato eletto Presidente dell'Aula il 26 ottobre

La fumata bianca è arrivata al secondo tentativo, nella seduta di lunedì 26 ottobre. Gianluca Poldi, in quota Segrate Nostra, è stato eletto Presidente del Consiglio comunale di Segrate con 21 voti favorevoli (due sono andati a Greta Coraglia della Lista Micheli). Decisivi per chiudere la “contesa” alla prima votazione sono stati anche i voti dell’opposizione, che in un primo momento non aveva raccolto l’invito del sindaco e della maggioranza a convergere sul nome di Poldi. Fisico e docente universitario specializzato nell’analisi scientifica di opere d’arte e già assessore alla Cultura durante il primo mandato di Micheli, Poldi non aveva infatti raggiunto il quorum dei due terzi dei consiglieri necessari in occasione della prima assemblea. L’opposizione votò compatta la consigliera Coraglia, che assieme a Nicola De Felice, di Fratelli d’Italia, rivestirà la carica di Vicepresidente del parlamentino locale.

Come massimo garante del Consiglio, qual è in breve il suo ruolo e l’invito che rinnova a sé stesso e ai consiglieri?

«Innanzitutto il Presidente rappresenta tutto il Consiglio, è una figura super partes. Non è solo il garante del corretto svolgimento dei lavori e della discussione, deve anche tutelare il ruolo dell’aula, facilitare i rapporti con il sindaco e la giunta, fare in modo che la comunicazione sia puntuale ed efficace. E soprattutto far sì che il Consiglio, massima espressione della sovranità popolare, sia vicino ai cittadini. Ho invitato i consiglieri ad approfondire i problemi, leggere le delibere in giunta, chiedere approfondimenti nelle sedi opportune, conoscere direttamente le necessità del territorio».

Come intende impostare il lavoro? Quali le priorità?

«Dobbiamo pubblicizzare maggiormente le attività del Consiglio, che è lo strumento partecipativo principe. La partecipazione popolare alle sedute dell’assise è spesso ridotta ai pochissimi interessati. Inoltre nel futuro, quando finirà l’emergenza sanitaria, mi piacerebbe aprire il Consiglio alle scuole. Non a livello politico naturalmente. Ma ascoltare le impressioni dei ragazzi, le loro osservazioni e le questioni che ci pongono».

A proposito di emergenza sanitaria, come le regole anti Covid cambiano il Consiglio comunale?

«Come in primavera torneremo a sedute consiliari a distanza in modalità telematica. Sicuramente questo creerà alcune complessità procedurali, ma è indispensabile considerando il quadro epidemiologico in continuo peggioramento. è necessario contemperare il dovere di trasparenza e pubblicità dell’assemblea con il rispetto del diritto alla salute e alla partecipazione dei consiglieri. E per questo come di consueto sarà possibile seguire le sedute sui canali social in diretta streaming, che abbiamo potenziato dopo i problemi tecnici che ci hanno impedito di andare “in onda” durante l’ultima assemblea».

Quali sono le sue prime impressioni sul nuovo Consiglio uscito dalle urne?

«è sicuramente un gruppo giovane, ma molto sveglio e attivo. Vedo una bella maggioranza e disponibilità al dialogo da parte dell’opposizione. Ritengo ci siano le condizioni per interagire in modo costruttivo e sono fiducioso che si potrà lavorare bene per la nostra comunità».

È dispiaciuto di non essere più assessore alla Cultura? 

«Mi aspettavo di essere riconfermato come assessore. Poi si è reso necessario un mio passo di lato, condiviso con il sindaco, affinché si trovasse la quadra per definire la nuova giunta. Non mi aspettavo neanche l’elezione a Presidente per dirla tutta, ma sono molto contento di rivestire questa carica. è un ruolo di grande importanza che spero di riuscire a svolgere al meglio. E poi abbiamo convenuto che sarei stato più utile in Consiglio ad affiancare i tanti giovani eletti nella coalizione di maggioranza».

Cosa pensa delle chiusura dei luoghi di cultura prevista dall’ultimo Dpcm?

«Non credo che chiudere teatri, cinema e i luoghi di cultura in generale sia la soluzione migliore, soprattutto perché le norme  anti-contagio vengono rispettate ampiamente. è comunque una scelta delicata. L’altro tema poteva essere il rischio di assembramenti prima o dopo l’evento. Ma chiudendo i locali dopo le 18 questo pericolo è molto limitato. Mi rendo conto della delicatezza del discorso, rimane un brutto segnale».

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