Nastri colorati per dire no alla Dad, “Vogliamo tornare in classe”

Alunni della primaria di Redecesio mettono nastri colorati sul cancello della scuola chiusa per la zona rossa

Un modo concreto, visibile per raccontare il disagio di bambini e famiglie senza scuola. Un nastrino per ogni bambino o ragazzo costretto a seguire le lezioni da remoto. Un nastrino colorato, con tanto di nome dello studente, da legare al cancello della scuola e lasciare lì fino a quando non sarà possibile tornare in aula. Una data sicura ancora non c’è ma è il premier Draghi ha detto al Senato che: “Se la situazione epidemiologica lo permette, cominceremo a pensare anche alle riaperture: riaprire la scuola in primis. Le primarie e quelle dell’infanzia anche nelle zone rosse allo scadere delle attuali restrizioni. E quindi speriamo – speriamo – subito dopo Pasqua”.

UNA SETTIMANA DI PROTESTA

Intanto però le famiglie si fanno sentire e premono perché questa speranza si tramuti in realtà. Nell’arco di questa settimana, fino a venerdì 26 marzo, i bambini potranno presentarsi davanti alla propria scuola e sistemare personalmente il loro contributo a questa protesta “silenziosa, rispettosa del distanziamento sociale, ma che si vede e si sente”, come viene definita dagli organizzatori nel messaggio che, nel caso dello Schweitzer, è stato inoltrato ai genitori dallo stesso Consiglio di istituto. L’iniziativa sta prendendo piede a Milano e nell’hinterland, specie in Martesana, e a Segrate ha coinvolto l’Istituto Comprensivo Schweitzer (dalla materna alle medie) e il plesso dell’Istituto Sabin di Redecesio.

IL MALESSERE DEI BAMBINI

Il messaggio che ci lancia una bambina che ha appena finito di legare il suo nastrino è chiaro e forte: «Voglio tornare a scuola!». Avrà una decina d’anni, la mascherina indossata con perizia da adulto, gli occhi che raccontano una mancanza, una noia che sa di rimpianto. «Mia figlia non è una bambina capricciosa o dalla lacrima facile, anzi – racconta Chiara Bottini, lei che a Redecesio è il riferimento di questa protesta – eppure da un paio di giorni, quando la sveglio piange disperata. Non vuole alzarsi dal letto, rifiuta la DaD, la lontananza dai suoi compagni, i rumori di fondo restituiti dal computer, la noia che per i bambini, quelli più piccoli, è totale. E poi pensate cosa voglia dire insegnare a leggere e scrivere in DaD… è impossibile, semplicemente».

ANCHE IL SINDACO ADERISCE ALLA PROTESTA

C’è anche il nastrino della figlia del Sindaco di Segrate, Paolo Micheli, appeso al cancello: “In pausa DAD ho portato mia figlia Clementina ad appendere un nastro colorato alla cancellata della sua scuola – ha raccontato in un post il Sindaco. Un gesto che condivido perché finalmente dà voce ai bambini”.

LE DIFFICOLTÀ DEI GENITORI

Dicevamo che sono molte le scuole dell’Est di Milano che hanno aderito, anche in virtù di una comunione d’intenti e una sinergia nate mesi fa, quando ancora c’era Conte a Palazzo Chigi, in occasione di un’altra iniziativa legata alla richiesta di far tornare sui banchi gli alunni delle seconde e delle terze medie. Nacque una chat che riunì una sessantina di istituti della zona ed è stata utilizzata ora per veicolare i dettagli della nuova protesta. “Silenziosi ma non zitti – si legge ancora nel testo condiviso dal Consiglio di istituto dello Schweitzer – i bambini possono così reclamare il loro diritto primario”. Il senso è proprio quello di dare voce agli studenti, ai più piccoli in particolare, che stanno vivendo con fatica questo periodo di lezioni a distanza, di lontananza imposta, di vita sospesa. «Ci sono le loro difficoltà – spiega Bottini – ma anche quelle dei genitori che spesso rischiano di pagare da un punto di vista lavorativo la necessità di seguire i figli in questo percorso didattico a distanza».

NON È LA PRIMA FORMA DI PROTESTA

Dopo i nastri rossi legati agli zaini poi lasciati davanti a scuola, per chiedere che anche in zona rossa le lezioni si tenessero in presenza – richiesta disattesa dalle scelte della politica – ecco un nuovo appello, un altro modo per i più piccoli di dire la loro. «Voglio tornare a scuola!».

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