Zona rossa, parrucchieri ed estetisti chiusi. «Ma gli abusivi lavorano»

Simona Spinelli, titolare del salone CamBIO di Stile in via Gramsci chiusa, come da Dpcm, dal 15 marzo

Sono chiusi da lunedì 15 marzo da quando la Lombardia è tornata in zona rossa e attendono le decisioni del Governo per una possibile (ma ancora non confermata) riapertura dopo Pasqua. Intanto però estetisti e parrucchieri assistono ogni giorno al fenomeno dell’abusivismo che mai come in questo periodo prende piede nel settore. A sfogarsi è Simona Spinelli, titolare del salone “CamBIO di Stile” di via Gramsci. «Siamo tornati… pericolosi – sorride amaro – eravamo rimasti chiusi durante il lockdown del 2020, dal 9 marzo al 18 maggio, poi invece abbiamo sempre lavorato secondo tutte le misure di sicurezza fino appunto al 15 marzo. Una decisione che ci ha colti di sorpresa e a mio parere incomprensibile». Parrucchieri ed estetisti erano infatti rimasti attivi duranti gli ultimi periodi in zona rossa. «Esatto – continua Spinelli – abbiamo diminuito i passaggi, lavoriamo solo su appuntamento e abbiamo investito tutti in dispositivi di sicurezza, sanificazioni e anche formazione per noi e per i dipendenti. Davvero non si capisce la logica di questa scelta, posto che ad esempio i supermercati ormai da mesi non attuano più alcun controllo sul numero di accessi né che effettivamente entri solo una persona per famiglia come previsto. Ora vedremo che cosa deciderà di fare il governo».

Le serrande abbassate dei saloni, inoltre, hanno aperto praterie per parrucchieri ed estetisti abusivi, improvvisati o di lungo corso, pronti a rispondere alle esigenze di clienti in cerca di una piega o di una manicure in questo periodo di chiusura dei propri professionisti di fiducia. «L’abusivismo c’è sempre stato in questo tipo di attività – precisa la parrucchiera segratese, che si unisce al coro di Confartigianato e CNA, che hanno organizzato sit-in di protesta in varie parti d’Italia – ma è chiaro che in questo contesto assume tutta un’altra rilevanza… si tratta ovviamente di concorrenza sleale nei confronti di chi è in regola e rispetta le chiusure imposte dalla legge, ma anche di un rischio sanitario dato che ci sono persone che stanno lavorando a domicilio senza rispettare alcun protocollo di sicurezza anti-Covid, cosa che noi siamo tenuti a fare con molta attenzione». Un vero e proprio mercato parallelo, che in qualche caso è uscito dal “passaparola” promuovendosi alla luce del sole. «È la goccia che ha fatto traboccare il vaso, per quanto mi riguarda – spiega Spinelli – durante il primo lockdown non era così evidente, forse anche per i maggiori timori sul contagio, ora si leggono quotidianamente annunci sui social, nei gruppi cittadini, di persone che offronto tagli, pieghe, colorazioni o trattamenti a domicilio, in un caso ho letto addirittura specificare “anche in zona rossa”». La richiesta? Più controlli per arginare il fenomeno. «È importante monitorare queste situazioni di illegalità, soprattutto ora che tutti stiamo facendo grandi sacrifici per affrontare questa terza ondata».

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