Viaggio nell’ex Cise, rifugio per i senzatetto. In attesa della bonifica

Uno dei punti di ingresso del complesso abbandonato a Lavanderie ora rifugio di persone senza fissa dimora

«Io dormo a Segrate. In fondo a via Rubattino, poi si va a sinistra e si arriva. Quanti siamo? Cinquanta, anche di più». Inizia così il racconto di uno degli abitanti abusivi dell’ex Cise, il mega complesso abbandonato da decenni, di proprietà di Enel, tra Redecesio e Lavanderie. L’anno scorso sembrava si fosse trovato un acquirente, ma poi, forse a causa della pandemia, tutto era sfumato.

VITE AI MARGINI

Misha è albanese, dice di avere 54 anni ma ne dimostra una settantina. Barba incolta e bianca, capelli radi come i denti del resto, in faccia un reticolo di rughe, i segni di una vita precaria e aspra. È adagiato su una panchina nell’area verde alle spalle dell’ex mensa Innocenti; in una mano quel che resta di una sigaretta tirata su alla bell’e meglio, nell’altra una sottomarca di birra in lattina che ha tutta l’aria di essere stata fresca un po’ di ore prima… Ha voglia di raccontarsi, di passarla in rassegna quella vita. È scappato da casa negli anni 90, insieme a tanti suoi connazionali; poi l’asilo politico e il conforto di una struttura d’accoglienza vicino a Pescara insieme a un posto di lavoro come pastore di pecore. Ma a un certo punto è successo qualcosa, amici e parenti da aiutare, l’asilo che svanisce, un’altra fuga stavolta in Germania dove trova un’occupazione in una pizzeria italiana. Perde anche quell’approdo e si ritrova a fare la spola tra le due sponde dell’Adriatico, ricacciato in Albania più volte e sempre di ritorno, fino al giaciglio dentro l’ex Cise a Lavanderie. Sono cinquanta, anche di più. «Ci sono persone di tanti Paesi – spiega Misha nel suo italiano un po’ incerto – brasiliani, gente dell’Est, marocchini. C’è pure un vecchio italiano che dorme lì…».

UNA CITTÀ NASCOSTA

Tra i cinquanta e oltre dell’ex Cise di via Reggio Emilia, tra Lavanderie e Redecesio, c’è Valon, rumeno che si è ritrovato spiantato dopo un… infortunio sul lavoro. Faceva il ladro, ci racconta, ed è scivolato da un balcone. Il giorno si sistema in Piazza Rimembranze di Lambrate, ma la notte torna… a casa, prende la 924 e si sistema al suo posto, sempre lo stesso. È una sorta di città nascosta, che gli “abitanti” raggiungono attraverso svariati varchi. Uno spazio ricavato nella cancellata grazie a un flessibile sul lato di via Reggio Emilia a Redecesio, un lucchetto scardinato presso il cancello adiacente all’entrata principale che si affaccia sul nuovo tratto della Viabilità speciale, un pezzo di muro divelto nella parte meno in vista del parcheggio della Decathlon.  I residenti delle case Aler di via delle Regioni li vedono passare per la strada sul retro, ormai anni fa hanno segnalato il tutto ai carabinieri e ai vigili. «Qualche mese fa si sono portati via la griglia che tenevamo in giardino e anche le sedie – racconta uno di loro – In alcuni week-end si sente baccano e si vede del fumo che si alza dal cortile dell’Ex Cise…».

LA PROPRIETÀ NON INTERVIENE

Non creano particolari problemi di ordine pubblico, a onor del vero e al netto di queste saltuarie notti brave. È chiaro, però, che la situazione sia problematica sia da un punto di vista sanitario che per quel che riguarda la struttura in sè, ormai più che logora e precaria dopo anni di abbandono. La polizia locale non ha ricevuto denunce da parte della proprietà. Resta il fatto che il Comune può (e forse deve) pretendere che l’area venga messa in sicurezza per evitare occupazioni abusive, con la possibilità, per legge, di provvedere direttamente alle opere necessarie in caso di inerzia prolungata della proprietà, salvo poi mettere in conto le spese alla stessa. «Manca una parte della bonifica dell’area in capo al gruppo Enel – spiega l’assessore al Territorio, Francesco Di Chio – poi si formalizzerà il passaggio di proprietà a un nuovo operatore al quale chiederemo immediatamente di abbattere le strutture presenti e mettere in sicurezza la zona». Anche perché, al momento, il futuro dell’area non è ancora deciso. Ci sarebbe un progetto legato al produttivo e alla logistica, ma il Comune ha altre idee. «Ci piacerebbe valorizzare quell’area puntando sul settore della ricerca o su uno studentato – rivela Di Chio – Stiamo facendo le nostre valutazioni per essere in grado di cogliere la migliore opportunità, anche per i cittadini del quartiere». 

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