“La mia vita in onda”: intervista alla segratese Cristina Fantoni, volto di La7

Cristina Fantoni, da 16 anni residente a Milano2, alla conduzione del TgLa7

Da inviata ha girato il mondo seguendo i più importanti eventi sportivi. E dal 2000, come conduttrice del Tg La7, “entra nelle case” degli italiani raccontando l’attualità quotidiana assieme alla squadra di Enrico Mentana. Cristina Fantoni, bolognese di nascita, cresciuta a Roma, da sedici anni vive a Segrate, Milano2, con il marito e collega Carlo Vanzini – voce della Formula1 su Sky – e con i loro tre figli Luca, Giacomo e Anita. Laureata alla Luiss, giornalista sportiva, ha debuttato in tv nel 1996 a Telemontecarlo per poi passare alle news diventando volto del TgLa7 sin dalla nascita del canale televisivo che prese il posto di TMC nel 2001.

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Partiamo da Segrate. Cosa le piace della sua città… d’adozione?

«Devo dire che da romana non avrei mai pensato di vivere un giorno a Milano, figurarsi a Segrate! Scherzi a parte, con l’arrivo dei figli abbiamo scelto di vivere qui e ci troviamo molto bene. Apprezzo la qualità della vita, gli spazi aperti, la possibilità di muoversi a piedi nel quartiere assieme ai bambini ma anche i servizi, che in una piccola città sono più a portata di mano».

E cosa non le piace? 

«All’inizio, essendo abituata alle grandi città, mi sentii un po’ disorientata. Ma la tranquillità, per chi fa una vita frenetica come la nostra, è diventata presto un elemento positivo».

Com’è nata la sua passione per il giornalismo?

«Da bambina stavo ore incollata alla tv a seguire le telecronache. Mi piacevano tutti gli sport, una sorta di tradizione familiare visto che anche mia mamma era una sportiva appassionatissima… quando ho scoperto che raccontare lo sport poteva diventare il mio lavoro è stato il massimo».

Quando e come ha mosso i primi passi nella professione?

«Ho iniziato la “gavetta” in un giornale di Roma, “Momento-sera”, seguivo il calcio delle categorie minori. Poi ho lavorato in radio, fino alla grande occasione arrivata con la chiamata a TMC, mentre ancora studiavo per la laurea in Scienze politiche, per una sostituzione di qualche mese».

Come è stato il debutto in tv?

«(ride) Non facile, dato che mi sono trovata scaraventata in video in un canale nazionale… un trauma per una con il mio carattere, timida e molto sensibile al giudizio degli altri».

Difficile immaginarlo…

«Stare davanti alle telecamere è molto diverso dal parlare in pubblico. “Dietro” quell’apparecchio ci sono decine o anche centinaia di migliaia di ascoltatori, è vero, ma non è come averli di fronte a sé. Tra condurre un tg nazionale o parlare in un evento pubblico scelgo sicuramente il primo!»

Del resto, fin da subito, per TMC News, ha seguito i più importanti eventi sportivi mondiali.

«Sì, subito nella mischia per usare il gergo del rugby, lo sport che più mi appassiona assieme al calcio e allo sci. Una palestra formidabile, anni durante i quali ho imparato tantissimo lavorando con grandi professionisti come Flavia Filippi, un mio idolo, ma anche studiando con grande impegno».

In quel periodo non erano ancora molte le donne nel giornalismo sportivo, è stato difficile imporsi?

«Bisogna partire dal presupposto che il giornalismo sportivo, a differenza di quanto si possa pensare, è molto esigente perché gli ascoltatori sono competenti, più di quanto lo siano di altri argomenti trattati dall’informazione generalista. Essere donna è stato uno svantaggio? Non la vedo così, anzi. Penso che essendo in minor numero rispetto agli uomini, ci sia maggiore possibilità di ritagliarsi spazi e visibilità, con preparazione, professionalità e rigore».

Qual è l’evento sportivo che ricorda con più emozione? 

«Tra tutti il Mondiale del 2006. L’ho seguito da Berlino con Carolina Morace. Gli azzurri non erano passati da lì per tutta la durata dei campionati, poi arrivarono e sappiamo tutti come finì… un momento indimenticabile».

E quello che avrebbe voluto seguire?

«Un rimpianto è non aver mai potuto “coprire” le Olimpiadi estive. Ho seguito quelli invernali, ma quella ha un sapore particolare. Spero un giorno di averne l’occasione».

Il personaggio sportivo cui si sente più legata, tra quelli che ha conosciuto e intervistato?

«Direi Alberto Tomba, un vero mito per me come per tutti gli sportivi italiani e una persona straordinaria oltre che un campione». 

Sempre grazie allo sci ha anche conosciuto suo marito…

«Sì, è successo ai Mondiali di sci alpino in Colorado, nel 1999. Lui, ex sciatore, era un giornalista free-lance e stava seguendo come me le gare. Insomma lo sci ha avuto una presenza importante nella mia vita!».

Nel 2000, dopo gli anni da inviata, arrivò la chiamata alla conduzione del Tg della neonata La7.

«Una bella sfida professionale, dato che quello dallo sport alle news è un passaggio considerato “ardito”. Ho dovuto lavorare molto per conquistare l’autorevolezza necessaria per questo ruolo, costruendo passo dopo passo il mio stile di conduzione: vado a braccio, senza il gobbo. Un racconto delle notizie, più che una semplice lettura. Del resto per me il giornalismo è questo, racconto di emozioni: siamo noi i primi ad appassionarci, emozionarci per ciò che viviamo in prima persona e che poi trasmettiamo al pubblico, sia da inviati che in studio».

Come viene costruito il tg?

«Si parte dalla riunione con i vicedirettori 4-5 ore prima dell’edizione, nella quale si scelgono gli argomenti. Leggo tutti i pezzi con tutti i lanci. C’è poi la lunga fase del trucco e parrucco prima di andare in onda!».

Che cosa è cambiato in questi anni, con l’avvento di Internet?

«La velocità dell’informazione impone ritmi sempre più frenetici. Il flusso di notizie è continuo e verificarle complesso: bisogna prendere decisioni in poco tempo, spesso mentre siamo in onda. L’arrivo di Enrico Mentana poi ha “stravolto” le nostre abitudini: da grandissimo giornalista e direttore è estremamente esigente con i suoi collaboratori e ha imposto un cambio di passo a tutti, scelte chiare e tempi rapidi».

In che modo riesce a coniugare vita familiare e professionale?

«Ho maturato la consapevolezza che non è possibile “fare tutto”. In certi momenti della mia vita ho accelerato sul lavoro, in altri in famiglia. Ci vuole molto organizzazione, come sanno tutte le donne lavoratrici».

Si parla molto di crisi del giornalismo. Consigliereste questo lavoro ai vostri figli?

«Luca, il più grande, sta facendo il classico. Si vedrà. Sono contenta intanto che siano tutti degli sportivi! Il mestiere sta vivendo grandi cambiamenti, il mio consiglio è quello di specializzarsi in un settore specifico e di conoscere e saper lavorare con il digitale e i nuovi media».

Come si informa fuori dalla redazione? 

«Il tempo è poco, ma non rinuncio alla lettura dei quotidiani e all’informazione locale che seguo con interesse, dal tg regionale fino ai giornali locali come il vostro, che leggo sempre molto volentieri».

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