Rete Antimafie Martesana: «La caduta del boss non è la fine: ora si scopra chi erediterà il suo ruolo»

Marco Bova, autore di “Messina Denaro, latitante di Stato” e Giovanna Brunitto di Rete Antimafie Martesana durante l’incontro organizzato dalla Cooperativa Edificatrice Segratese, editore del "Giornale di Segrate"

Dopo la cattura di Messina Denaro, il nuovo obiettivo: «Dove sono i suoi soldi?». Dieci mesi fa, l’evento con il giornalista Bova alla Cooperativa Edificatrice di Segrate. «Dicevamo “chissà se vedremo mai il giorno della sua caduta?”» 

Un giorno atteso 30 anni, un giorno arrivato 30 anni dopo quello che vide Totò Riina in manette. Un giorno già entrato nella storia, quello della cattura del latitante più longevo della mafia, Matteo Messina Denaro. Lui che è stato uno dei mandanti della strage di via Palestro a Milano. Quel giorno, il 27 luglio 1993, Giovanna Brunitto, che dal 2020 fa parte del Comitato direttivo di Rete Antimafie Martesana, era una ragazza.

«Ero da Viel in Porta Venezia, stavo prendendo un frullato con il mio futuro marito. Tornando a casa vedemmo tanto caos e capimmo che era successo qualcosa. Milano era molto lontana dall’idea di mafia, a noi giovani sembravano ipotesi strampalate quelle di un attentato. D’altronde, la mafia stragista ha stupito un po’ tutti, si è saputo più tardi che neppure tutte le famiglie erano d’accordo».

Voi avevate parlato di Messina Denaro il 20 marzo 2022, proprio a Segrate.

«Sì, grazie alla Cooperativa Edificatrice Segratese (editore del Giornale di Segrate, ndr) avevamo organizzato un incontro con il giornalista Marco Bova che aveva presentato il suo libro “Matteo Messina Denaro, latitante di Stato”. Ricordo che in quell’occasione ci eravamo domandati “chissà se vedremo mai il giorno della sua cattura…”».

Come Rete Antimafie Martesana organizzate molte tavole rotonde e conferenze, in una di queste a Pioltello avete ospitato Salvatore Borsellino. Lui che a caldo ha detto di temere che dietro all’arresto del boss ci possa essere uno scambio, un’altra trattativa.

«Quando lo incontrammo c’era appena stata la sentenza che aveva “derubricato” la trattativa Stato-mafia che secondo Salvatore avrebbe trovato conferma nella famosa agenda rossa di suo fratello Paolo, scomparsa nel nulla. Una delle speranze, sempre che non sia un’utopia, è che Messina Denaro possa parlare e svelare i dettagli di quanto accaduto in quel periodo. Non so se accadrà, ma lui è un mafioso anomalo rispetto a Riina e Provenzano: a lui interessano gli affari, bisognerà capire da chi verranno ereditati».

Qual è la situazione delle infiltrazioni mafiose sul nostro territorio?

«La ‘ndrangheta da tempo ha scalzato la mafia. Il procuratore Gratteri, che abbiamo avuto ospite a ottobre a Cassina de’ Pecchi, ha detto che la Lombardia è la regione con la presenza di ‘ndrangheta più forte in Italia. La trattativa Stato-mafia ha segnato una stagione, ma ciò che muove tutto ora sono i soldi. Dove sono quelli di Messina Denaro? Questo è un tema chiave: come diceva Falcone, dobbiamo seguire i soldi».

Quali sono le vostre attività come Rete Antimafie?

«Abbiamo un ruolo di cittadinanza attiva, trasmettiamo la cultura della legalità soprattutto nelle scuole. Tra i ragazzi c’è grande vivacità e ci danno davvero tanto. Siamo attivi a Pioltello, Cassano, Bellinzago, Inzago. A Segrate ancora no, ma siamo fiduciosi e chiediamo a chi voglia aiutarci di associarsi alla nostra Rete. Parlare di mafie è fondamentale: Gratteri ci disse che ora i territori caldi sono la Lombardia, il Triveneto, addirittura la Germania».

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