Cambiamenti climatici, “Nella peggiore delle ipotesi”: Andrea Giuliacci ospite al Centro Verdi

Nella foto, Andrea Giuliacci durante una conferenza per le scuole al Centro Verdi di Segrate (Archivio)

Il meteorologo segratese presenterà il suo nuovo libro in città il 13 giugno: che cosa succederà al pianeta, ma anche gli strumenti per evitare il disastro

Il clima sta cambiando e così cambierà anche l’ambiente, le nostre città, i nostri comportamenti. Ma la buona notizia è non solo che c’è tempo per invertire la rotta, ma che siamo noi a poterlo fare. Come? A spiegarlo è Andrea Giuliacci, meteorologo e climatologo segratese, personaggio tv e docente di Fisica dell’atmosfera alla Bicocca, che martedì 13 giugno alle 21.00 presenterà al Centro Verdi il suo ultimo libro “Nella peggiore delle ipotesi” nell’ambito della rassegna “Futura” organizzata dalla Biblioteca di Segrate. 

Nella peggiore delle ipotesi… che cosa ci aspetta?

«Il clima del pianeta negli ultimi decenni è cambiato rapidamente e gli effetti sono ben visibili. Il Polo Nord potrebbe ritrovarsi senza ghiacci, le città, per essere vivibili, dovranno adattarsi, l’economia, l’agricoltura e i rapporti sociali subiranno conseguenze tali da trasformarsi. Ma il sottotitolo del libro è “se non faremo nulla per evitarlo”, perché gli scenari cupi che descrivo possono essere mitigati, se non addirittura evitati, cambiando i nostri comportamenti».

Quanto tempo abbiamo?

«In natura ci sono processi che arrivati a un certo punto diventano irreversibili, o sarebbe meglio dire relativamente irreversibili. Pensiamo allo scioglimento dei ghiacci: una volta scomparsi non basterebbe un abbassamento della temperatura per farli formare nuovamente, ma ci vorrebbe un tempo lunghissimo. Ecco, la scienza climatica ha posto questo “punto di non ritorno” all’aumento di 1,5 gradi rispetto all’era pre-industriale, intorno alla prima metà del 1800. Oggi siamo arrivati a 1,1, ma le proiezioni del IPCC ci dicono che arriveremo a quella soglia nel 2034». 

Come possiamo impedirlo?

«Se anche smettessimo oggi di emettere gas serra le temperature continueranno a salire per l’effetto di quelli già presenti, ma se saremo in grado di raggiungere la neutralità carbonica entro fine secolo le temperature potrebbero arrestare la loro corsa: io sono ottimista e penso che ci siano segnali molto positivi in questo senso».

C’è chi nega l’esistenza stessa del cambiamento climatico…

«I cosiddetti negazionisti stanno però cambiando pelle. Oggi non si nega più il cambiamento, ma la responsabilità dell’uomo. Gli argomenti a supporto di questa tesi però sono poveri, la scienza ci dice infatti che l’effetto dell’attività umana è decisivo. Fino al 1950 il cambiamento climatico è stato dominato da cicli naturali, ma dopo i conti non tornano più. C’è stata un’impennata dei gas serra, il benessere e il progresso hanno avuto questo effetto collaterale. Questo non vuol dire che “si stava meglio prima”: noi dobbiamo ambire a quel benessere preservando però il pianeta per le generazioni future». 

È stato un maggio freddo, con tanta pioggia che ha provocato anche l’alluvione in Emilia-Romagna. Sembra una contraddizione…

«Lo è solo in apparenza. Il riscaldamento globale e l’intensificarsi di fenomeni estremi sono due facce della stessa medaglia. Il singolo evento estremo è causato dal cambiamento climatico? Non necessariamente, ma la tendenza è chiara. Gli ultimi nove anni sono stati i più caldi da quando ci sono dati disponibili. Nel 2003 abbiamo avuto un’estate rovente allora considerata eccezionale. Ma se poi molti altri eventi che dovrebbero essere “millenari” si susseguono in pochi anni la spiegazione è il cambiamento climatico in atto».

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Che resta però un argomento divisivo, nonostante i dati.

«C’è stata una responsabilità degli stessi scienziati, per anni il tema è stato affrontato in modo autoreferenziale e poco comprensibile. Ma anche nell’informazione, o meglio nel modo in cui si comunica visto che abbiamo da una parte persone che soffrono ormai di una sorta di sindrome di ansietà climatica per i fenomeni estremi e dall’altra una… amnesia ambientale di chi non ne vuole sapere nulla. Vedo però tra i giovani molta consapevolezza anche perché l’argomento è entrato nelle scuole, dove una volta non c’era». 

Per questo è ottimista?

«Sì, ma non solo. La buona notizia, come dicevo, è che la dimensione del cambiamento climatico dipenderà dai nostri comportamenti. L’ho chiamato “teorema del supermercato”: sugli scaffali troviamo la merce che è richiesta dai clienti, se non viene comprata viene sostituita. Ecco, la maggiore conoscenza e l’interesse delle nuove generazioni spingerà la politica in futuro a muoversi in questa direzione perché sarà quello che le chiederanno i cittadini».

E che cosa può fare?

«Molto, sia con politiche di lungo termine, nazionali e internazionali, sia con interventi semplici, addirittura banali. Nel libro ne descrivo molti, vi faccio un esempio: le città potrebbero mitigare il calore diventando… bianche colorando i tetti e l’asfalto». 

Nel suo tour di presentazione del libro ha incluso Segrate, è molto legato alla città?

«Sì, sono cresciuto qui e mi fa molto piacere presentare il libro davanti ai miei concittadini! Peraltro Segrate su questi temi sta lavorando molto e non da oggi, ricordo che già quando ero alle elementari ci fecero lezioni di “risparmio energetico” in seguito alla crisi petrolifera degli anni ‘70».

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