Pink Amazons, dieci anni di pagaiate sul “dragone” contro il tumore al seno

A destra, il dragon boat “rosa” durante un allenamento nelle acque del Mare di Milano

Il 18 giugno la festa all’Idroscalo Club anche per rilanciare l’attività del gruppo. «Vogliamo tornare a riempire la nostra barca», dice la presidente Pirastru. E “chiama” i Comuni di Milano e Segrate

Una domenica per festeggiare i 10 anni di attività, un evento aperto a tutti che ha l’obiettivo di rilanciare Pink Amazons in grande stile. Si terrà il 18 giugno, con ritrovo alle 10 di mattina all’Idroscalo Club, con tanti momenti significativi, a bordo del “dragone”, la barca che vede protagoniste le iscritte all’organizzazione no profit, e a riva, con l’intervento di una fisioterapista che spiegherà l’importanza di questo tipo di attività sportiva per le donne che hanno affrontato un intervento di mastectomia per combattere un tumore al seno.

Una fisioterapia naturale e un rimedio contro l’isolamento

«Il nostro motto è “sorridere alla vita e combattere il cancro a colpi di pagaia” – spiega la presidentessa di Pink Amazons, Annalisa Pirastru – perché salire in barca è una sorta di fisioterapia naturale che aiuta ad evitare che si sviluppino linfedemi alle braccia, purtroppo frequenti in chi ha subito questo tipo di intervento. Ma è anche fondamentale da un punto di vista psicologico: spesso le donne colpite dal tumore al seno si isolano, mentre stare insieme favorisce la resilienza». Da un punto di vista scientifico, sono tanti gli studi che certificano quanto sia benefico pagaiare, a partire da quello del canadese McKenzie, il primo medico a sviluppare un progetto di questo tipo con una ventina di pazienti. Era il 1996 e successivamente se ne sono occupate realtà italiane, come l’Università di Tor Vergata a Roma. Eppure manca ancora la cultura del “dragon boat” come risorsa da sfruttare.

«Vogliamo coinvolgere più persone nel progetto Pink Amazons»

E ultimamente, dopo anni nei quali all’Idroscalo Club quella barca così importante scendeva in acqua per tre volte la settimana (martedì, giovedì e sabato mattina) anche qui c’è una sorta di crisi da affrontare. «L’idea della festa del 18 giugno è anche quella di coinvolgere nuove persone – spiega Pirastru – perché facciamo fatica a riempire la barca, perfino il “draghino” da sei posti. Siamo molto attive, sia sulla prevenzione con eventi che ci vedono accanto a realtà come il San Raffaele e l’Humanitas, sia con la Brest Unit di Vizzolo Predabissi. Abbiamo fatto recentemente (il primo aprile, ndr) un open day per promuovere le nostre attività, organizziamo eventi all’Idroscalo Club ma anche nei teatri milanesi in occasione della Giornata nazionale del tumore al seno metastatico, il 13 ottobre. Tutti gli anni partecipiamo a varie iniziative, da “Sorrisi in rosa” dell’Humanitas alla “Christmas jumer run and walk” del San Raffaele. Eppure, sentiamo che i riscontri potrebbero essere molto più importanti se solo i medici stessi si schierassero a favore del “dragone” e se le istituzioni, milanesi in particolare ma anche lo stesso Comune di Segrate, facessero di più per noi». Un appello in piena regola, anche perché altrove l’appoggio c’è. Basterebbe una vicinanza maggiore e facilitare un passaggio che sarebbe decisivo. «Passare da no profit a Aps (Associazione di Promozione Sociale, ndr) ci permetterebbe di provare a coinvolgere sponsor, come fanno altre realtà simili alla nostra siul territorio nazionale – rivela la presidentessa di “Pink Amazons” – anche perché finora facciamo tutto a nostre spese, come la trasferta di domenica a Falconara Marittima per l’evento nazionale della Lilt. Milano è generosa con tutti, ma sembra investire molto sulle corse, sottovalutando i benefici duplici del pagaiare insieme».

Tutti a bordo del “dragone”

L’Idroscalo Club dà una mano, fornisce timonieri, con i soci che si alternano per consentire al “dragone rosa” di scendere in acqua. Qualche nuova iscritta c’è, ma Pirastru chiama a raccolta, anche invitandole alla giornata di domenica 18 giugno, le dirette interessate. «Le ultime arrivate sono donne non operate – spiega – ma la mission è quella di offrire un percorso utile a coloro che hanno attraversato quel momento».

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