Addio a Montrasi, fu il “fabbro di Segrate”: il saluto al Villaggio Ambrosiano

L’artigiano era molto conosciuto in città. Iniziò nell’officina di famiglia in Centro, poi il trasloco a Rovagnasco: realizzò con il fratello le recinzioni del nascente Villaggio Ambrosiano

Per decenni è stato il “fabbro di Segrate”, con l’officina di famiglia prima a Segrate Centro e poi a Rovagnasco. Parenti e amici hanno salutato Rolando Montrasi mercoledì 13 dicembre alla Parrocchia Sant’Ambrogio ad Fontes. Proprio lì, al Villaggio Ambrosiano, il signor Rolando – che è mancato il 9 dicembre all’età di 86 anni – si era trasferito alla nascita del quartiere, cui aveva dato un importante contributo. Insieme al fratello Roberto, infatti, aveva prodotto quasi tutte le recinzioni delle villette della nascente frazione, di cui l’artigiano aveva continuato a prendersi cura anche una volta in pensione, dispensando volentieri consigli e qualche aiuto ai “vicini di casa”. «Le saldavano dalla mattina alla sera, poi le portavano sul pratone di fronte alla chiesa dove venivano ritirate dall’impresa di costruzioni»”, ricorda Rosario Cuomo, storico residente e amico di Montrasi.

L’attività di famiglia del fabbro segratese si trovava storicamente di fianco alla Chiesa di Santo Stefano, dove allora sorgeva una cascina e venivano prodotti ferri per i cavalli. L’officina, nella quale Rolando si era fatto le ossa sin da ragazzo, si era poi spostata in via Roma presso la Cascina Radaelli per poi traslocare in via Monzese. «Era un segratese doc, lo conoscevano tutti quelli che lavoravano nel settore edile sul territorio e quando si aveva bisogno di un fabbro era quasi automatico cercare lui», racconta l’amico, ricordandolo come un gran lavoratore dal carattere affabile e ben voluto da tutti. Con una particolarità. Nonostante il lavoro duro in officina, infatti, nei giorni di festa e nei momenti liberi, l’artigiano amava vestirsi in modo distinto, con abiti eleganti e dai colori spesso sgargianti. «Faceva parte del suo carattere – sorride Cuomo – negli ultimi tempi, quando la salute gli aveva ormai tolto la possibilità di lavorare, lo incontravo per il quartiere con il suo cappello nero a tesa larga che era solito indossare… è stato a suo modo un pilastro della Segrate di quegli anni e un grande amico, ci mancherà».

F.V.

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