Arriva da Segrate l’urlo “Viva l’Italia antifascista”

Qui sopra, il giornalista Marco Vizzardelli - residente a San Felice durante l’intervista tv a “Otto e mezzo” con Lilli Gruber

Il giornalista Marco Vizzardelli, protagonista dell’episodio alla Prima della Scala, è residente in città: «Non mi sarei mai aspettato  una reazione simile, mi sono fatto milioni di amici in più…»

“Viva Vizzardelli!”. È segratese, di San Felice, il melomane che con il suo urlo alla Prima della Scala il giorno di Sant’Ambrogio ha scatenato un fiume di reazioni e polemiche. «Col senno di poi, se avessi mai immaginato che il mio urlo avrebbe scatenato una simile reazione mediatica e non solo… beh sono contento di averlo fatto. Perché dimostra che evidentemente in questo Paese c’è ancora un nervo scoperto sulla questione antifascismo».

Parla Marco Vizzardelli, 65enne segratese, appassionato di equitazione ma soprattutto di musica e opera. Un vero melomane che non si perde mai un concerto. «Ci sono stato anche alle repliche del “Don Carlo” nei giorni scorsi – racconta al Giornale di Segrate – musicalmente una interpretazione splendida, un po’ meno la coreografia ma Anna Netrebko (cantante soprano che ha interpretato Elisabetta di Valois) è assolutamente strepitosa e Riccardo Chailly un grandissimo direttore. Ero in platea, mi ha visto Mayer (direttore artistico de La Scala, ndr) si è avvicinato con un sorriso e mi ha dato un buffetto. Di certo non ho fatto una brutta pubblicità al Teatro, anzi». A metterlo sotto i riflettori è stata la frase gridata nel momento di silenzio che ha preceduto l’esecuzione dell’Inno di Mameli, prima che il Don Carlo di Verdi prendesse il via: “Viva l’Italia antifascista!”. L’urlo è risuonato all’interno del teatro richiamando l’attenzione di tutti. Anche degli agenti della Digos presenti, che lo hanno identificato. 

Ha ricevuto messaggi ostili? 

«No, nessuno. Solo complimenti, attestati di stima e ringraziamenti. Ma non mi sarei mai immaginato una eco del genere. Centinaia di complimenti. Si sono fatti vivi anche miei compagni di scuola elementare che non sentivo da 50 anni. Potrei dire che dal 7 dicembre mi sono fatto milioni di amici in più».  Vizzardelli sorvola su chi abbia dato l’ordine agli agenti Digos presenti di prendere le sue generalità, anche se un’idea se l’è fatta. «Dopo che mi hanno preso le generalità i poliziotti ridevano insieme a me. Insomma anche loro avevano capito benissimo il senso del mio gesto. Resto ancora sbalordito davanti a chi si sbalordisce, sinceramente». 

Ha sentito il sindaco di Segrate?

«No, lui no. Uno dei pochi. Ma non è un problema. Ora sarebbe fantastico se per la prossima Prima il Teatro mi mandasse un invito, ma tanto ci andrò comunque».

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