Subappalti, formazione e “alias” nell’edilizia: «Ma la sicurezza non è un costo»

Operai in un cantiere edile (Archivio)

Intervista ad Andrea Perego, delegato FILLEA CGIL per l’Area Martesana, Segrate inclusa

«Tutta Italia, con il 110%, potrebbe essere Firenze». Il commento è laconico e crudo al tempo stesso, una sintesi amara che arriva da chi con le problematiche legate alla sicurezza nel comparto edile ha a che fare tutti i giorni. Andrea Perego è il delegato per i temi della salute e della sicurezza della segreteria milanese della Fillea Cgil, la sigla del settore, oltre ad essere il responsabile del sindacato per l’area della Martesana, Segrate inclusa.

I cinque morti di Firenze hanno messo a nudo una questione, quella dei subappalti che sono proliferati negli ultimi anni.

«Con il 110% sono nate e morte in pochi mesi una serie infinita di imprese edili, anche individuali, senza alcun know how tecnico. In cantiere c’è sempre meno mano d’opera specializzata, anche perché quello dell’edilizia rappresenta spesso il primo approccio al lavoro per tanti immigrati. In Martesana, con il 110%, i cantieri sono aumentati nell’ordine del 40-50% rispetto agli anni precedenti. La normativa sui subappalti aveva fissato un limite (nel cantiere teatro del crollo a Firenze si stima che le imprese al lavoro fossero quasi 60, ndr) ma poi è stato tolto».

Andrea Perego, Fillea Cgil area Martesana

C’è poi un tema più ampio, quello della sicurezza. Quali sono le problematiche principali?

«Di base ci sono delle aziende che considerano la sicurezza un costo e non un’opportunità e come tale la trattano. Spesso si rivolgono a enti formativi che lasciano il tempo che trovano. La cassa edile ha degli enti bilaterali che, ad esempio, garantiscono corsi in lingua madre per quegli immigrati, soprattutto nordafricani e in particolare egiziani, che non parlano una parola di italiano. Sono pochissime però le aziende che usufruiscono di questi servizi. E poi c’è il fenomeno degli alias».

Di che si tratta?

«Spesso non si hanno certezze su chi sia davvero all’interno del cantiere, anche in virtù di un caporalato diffuso e di contratti di lavoro irregolari. Se sui grandi cantieri riusciamo a chiudere protocolli sulla sicurezza e ad avere l’accesso garantito, ad esempio il 29 febbraio è previsto un sopralluogo in quello del “tratto rosso” della Viabilità speciale di Segrate, nelle microaziende non riesci a intercettare questi lavoratori. Come Cgil stiamo facendo parecchie segnalazioni e gli enti ispettivi, tra luci e ombre, intervengono con una certa efficacia. Ma c’è sempre meno democrazia nei cantieri: se il lavoratore si rifiuta di svolgere mansioni che non osservano le norme di sicurezza, rischia il mancato rinnovo del proprio contratto, quasi mai a tempo indeterminato».

L’allarme dopo la tragedia di Firenze: «Boom di lavori con il 110%, ma tante irregolarità. Ci sono 20-25 infortuni al mese in Martesana»

Qual è la situazione della Martesana?

«Il nostro è un territorio meno urbanizzato rispetto ad altre zone dell’hinterland, quindi nonostante la crescita dei cantieri siamo riusciti a gestire la situazione. Ma per quanto riguarda il lavoro nero, ad esempio, l’aumento è stato esponenziale: abbiamo una media di 5-6 casi di alias individuati a settimana, non sto esagerando. Nel 110% hanno messo il naso tutti, anche chi nulla c’entrava con l’edilizia, e i controlli sono pochi. Per quanto riguarda gli infortuni sul lavoro, per fortuna non si sono registrati decessi, ma si contano 20-25 casi al mese, da piccole cose a situazioni più serie. Senza tralasciare il fatto che molti infortuni non vengono neppure denunciati».

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