«Il mio cuore in Africa» Bruno Russo, una vita tra Segrate e Senegal

Il volontario segratese con un bimbo del villaggio di Sangako, Senegal

Ape d’Oro, da 20 anni aiuta un piccolo villaggio africano. «Il mio sogno è trasferirmi lì»

Cosa significa “fare del bene”?  Per Bruno Russo, 73 anni, Ape d’Oro segratese, significa principalmente “fare”. In silenzio, senza proclami e senza intermediari. Con l’unico obiettivo di essere utile e contribuire a costruire cose concrete. Come pozzi e scuole, ma anche legami che resistono a distanze intercontinentali.

«In Senegal c’è la mia famiglia – ci dice con naturalezza – là ho trovato “mio fratello” e e mi sono affezionato ai suoi figli come fossero miei nipoti».  Parla di Babacar, senegalese di Sangako, paesino a 200 chilometri da Dakar. Lì per la prima volta Bruno mette piede 20 anni fa, grazie ad un conoscente italiano.

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«Ero già stato tante volte in Africa, in Gabon – racconta – con il gruppo missionario del Villaggio Ambrosiano, ma questa volta ero andato da solo e da lì è iniziata la mia avventura in Senegal». Da quel primo viaggio ne sono seguiti molti altri “circa due all’anno, e ogni volta mi fermavo un mese” durante i quali Bruno raccoglie le esigenze della comunità locale e si mette all’opera per risolvere le situazioni più urgenti.

In Italia di lavoro fa il manutentore per una grande azienda quindi ha il senso pratico di “ciò che serve” e ha il tempo per realizzarlo: «Non ho moglie, nè figli – racconta – e avevo un lavoro che mi consentiva di prendermi le ferie in qualsiasi periodo dell’anno eccetto l’estate: perfetto per me». Il suo tempo e le sue risorse quindi vengono assorbite dal suo personale “progetto Africa” a cui non ha mai dato la veste di una associazione, ma intorno al quale si sono uniti tanti amici per sostenerlo in questi anni.

«Grazie alla rete che ho costruito qui a Segrate siamo riusciti a costruire otto pozzi in diversi villaggi: fondamentali per evitare che le persone debbano camminare chilomteri ogni giorno per andare a prendere l’acqua. E poi ogni anno mi occupo della fornitura di libri, quaderni e cancelleria per la scuola locale frequentata da oltre quattrocento bambini che arrivano anche dai villaggi vicini».

Ovviamente quando Bruno – che a Sangako chiamano “Bi” – arriva in Senegal la festa è grande e partecipata: «Sono l’unico uomo bianco del villaggio – commenta con un sorriso – ma mi sento davvero “a casa”. Il mio sogno è trasferirmi lì a vivere». Un primo assaggio di futuro Bruno lo ha vissuto nel 2020 quando, causa chiusure imposte dal Covid, era restato bloccato nove mesi in Africa: per lui “una esperienza bellissima”. Aveva visto crescere l’ultimo figlio di suo “fratello” Babacar, Diba, a cui aveva insegnato anche un po’ di italiano, a modo suo: «Gli ripetevo la filastrocca milanese “Ti che te tachet i tac” e ogni volta che mi vede me la ripete tutta!». Piccoli gesti che parlano di amicizia, affetto, gratitudine. «Lì davvero si sente il calore della comunità – confida – dove ogni decisione viene presa insieme. Per me questo vale più di tutte le comodità». 

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Laura Orsenigo
Laura Orsenigo. Giornalista professionista, da 20 anni vive a Segrate. Dopo diverse esperienze in tv, riviste di settore e web, dal 2018 collabora con il Giornale di Segrate. Dal 2025 è il direttore responsabile della testata.

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