Idroscalo, la quarantena dei canoisti-ingegneri al PalaCus tra libri e allenamenti

Da sinistra, Filippo Vincenzi e Giulio Bernocchi, atleti del Cus Milano Canoa, nella palestra del PalaCUS

Dall’ultima settimana di febbraio vivono, studiano e si allenano da soli, in due, nell’imponente PalaCUS sulle sponde dell’Idroscalo. In isolamento forzato nell’impianto sportivo “svuotato” di lavoratori e sportivi a causa delle restrizioni per l’emergenza Coronavirus e lontani dalla loro Cremona, “zona rossa” all’inizio dell’epidemia tra le più colpite dal Covid-19.

Protagonisti di questa insolita quarantena sono Filippo Vincenzi, maratoneta senior che ha partecipato con la maglia azzurra ai Mondiali di canoa in Cina lo scorso ottobre e Giulio Bernocchi, Nazionale Under23 di velocità. Che oltre a essere due “stelle” del panorama della pagaia tricolore, sono anche studenti di Ingegneria al Politecnico di Milano grazie al progetto Dual Career di CUS Milano, che dà la possibilità agli atleti di interesse nazionale di allenarsi ad alto livello continuando gli studi, sul modello dei college americani.

«Eravamo in ritiro con la società a Sabaudia, vicino a Roma, quando è scoppiata l’emergenza sanitaria – raccontano Vincenzi e Bernocchi – è stato poco prima che partissimo per ritornare a casa e abbiamo quindi vissuto i primi momenti da ‘lontano’. Questo ci ha però permesso di ragionare e capire che rimanere isolati al PalaCUS fosse la decisione migliore da prendere per non mettere a rischio noi stessi e i nostri familiari».

Una decisione che costa caro anche sul piano personale, quella di trascorrere questo periodo lontano dalle proprie famiglie, in una delle zone più colpite all’inizio dell’epidemia, e di vivere all’interno di un centro sportivo isolato e blindato. «Ma siamo in una situazione privilegiata, in una sorta di bolla – dicono – è una realtà un po’ parallela, lontani dai pericoli, consapevoli dei problemi, ma al sicuro. Viviamo in un piccolo appartamento, con una stanza ristoro con cucina, televisione e un secondo ambiente con i due letti per riposare e le scrivanie per studiare. La foresteria per noi è importantissima, ci ha permesso di cogliere l’opportunità di non dover necessariamente entrare in un Corpo di Stato e quindi di portare avanti gli studi universitari per il nostro futuro lavorativo».

Un isolamento “attivo”, scandito da un programma rigoroso di studio e allenamenti, anche se solo in palestra e non nell’acqua dell’Idroscalo, che resta off-limits. «Organizziamo la giornata con orari fissi, creando un ritmo biologico per i carichi di allenamento – raccontano i due atleti – alle 6:30 la sveglia, alle 8 allenamento fino a mezzogiorno, poi si pranza e si studia. Dalle 15 alle 17 allenamento pomeridiano e, di nuovo, ci rimettiamo a studiare prima di cena». Una vita paradossalmente non così insolita per i due atleti-studenti alle prese con la “doppia carriera” di canoisti e laureandi che poco tempo lascia alle distrazioni.

«Anche quando questa emergenza non c’era, le circostanze ci hanno fatto vivere in maniera parallela – raccontano – l’Idroscalo è in un contesto che è fuori dalla frenesia, adesso ancora di più: abbiamo la fortuna che tramite questa opportunità di vivere in un centro sportivo le nostre vite non sono cambiate poi così radicalmente. Quelle che sono cambiate sono soltanto le abitudini di allenamento, che abbiamo rimodellato rispettando le disposizioni; è dura non scendere in acqua, ma siamo fortunati perché la struttua ci dà tutto quanto abbiamo bisogno per vivere. Lo studio è stato sempre travagliato per noi a Milano, per via del tempo: utilizzeremo questo momento per prepararci al meglio per i prossimi esami».

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