Volley, due segratesi sul tetto d’Europa: «Orgoglioso di averli allenati»

Da sinistra Riccardo Sbertoli, Davide Colombelli e Alessandro Piccinelli
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Davide Colombelli è stato coach di Riccardo Sbertoli e Alessandro Piccinelli, cresciuti in città nel Volley Segrate. «Sapevo che avrebbero fatto strada, sono due atleti eccezionali e hanno sempre avuto la “testa”»

C’è un “pezzo” di Segrate nel successo della Nazionale di volley maschile campione d’Europa in Polonia, che ha regalato al’Italia l’ennesima medaglia in un’estate di trionfi sportivi senza precedenti.  Parliamo di Alessandro Piccinelli e Riccardo Sbertoli, segratesi doc (sportivamente parlando), che hanno partecipato da protagonisti alla spedizione guidata da coach Ferdinando De Giorgi e che hanno entrambi iniziato la loro carriera in città con il Volley Segrate 1978, arrivando fra il 2010 e il 2013 a gareggiare nella serie A2 e a sfiorare la promozione nella massima serie in quello che fu a tutti gli effetti il triennio d’oro del “nostro” volley. 

Abbiamo raggiunto al telefono Davide Colombelli – 39 anni, nato e cresciuto a Segrate, oggi allenatore del Vittorio Veneto – che insieme a Massimo Eccheli alla direzione tecnica fu artefice di quei successi. 

Colombelli, ha sentito i “suoi ragazzi” Campioni d’Europa?

«Certamente. Siamo rimasti in contatto in tutti questi anni e ho scritto loro dopo ogni vittoria nel percorso che li ha portati a laurearsi campioni… per me, posso dirlo, è un orgoglio aver potuto allenarli. La prima volta avevano entrambi 13 anni e già da allora si poteva percepire che avrebbero fatto strada. A Segrate hanno avuto un percorso importante e si vedeva che avevano qualcosa in più. Erano dei predestinati. Sono felicissimo per loro, ma non mi stupisce l’obiettivo che hanno raggiunto».

Cioè?

«Sono dei ragazzi eccezionali. Nonostante siano senz’altro dotati di qualità fisiche eccelenti non è questo il loro punto di forza, quanto piuttosto la “testa”… una tenacia, una serietà e una dedizione che si portano avanti fin da ragazzini. Sbertoli, nonostante sia classe ‘98, ha alle spalle sette anni nella massima serie italiana… hanno già un’esperienza impressionante. Questi ragazzi passavano dai 6 ai 7 giorni a settimana ad allenarsi e giocavano già a livello nazionale da minorenni. L’atleta oltre che fisico è mente: pensate che Piccinelli in finale appena entrato ha fatto due recuperi impressionanti e questo è impossibile da fare senza “testa”».

Il Volley Segrate come lo conoscevamo non esiste più… da quattro anni si è fuso con i Diavoli Rosa Brugherio con i quali ha stretto una collaborazione. Che cosa ricorda di quel periodo d’oro?

«A livello giovanile, bisogna dirlo, stanno ancora facendo molto bene, ma è diventata un’altra cosa… ricordo senz’altro il tifo caloroso della nostra curva che ci seguiva in tutto il nord e centro Italia. Dei ragazzi splendidi che si sono fatti in quattro per sostenere la squadra del loro paese…avevamo letteralmente i brividi ogni volta che partivano i cori». 

Qual è il “segreto” di questa vittoria europea della Nazionale italiana?

«Il successo di questa squadra è merito di Ferdinando De Giorgi che ha fatto un ottimo lavoro e non ha avuto timore di schierare giovani, anche esordienti. In Italia si pensa ancora ai nomi altisonanti, ma bisogna invertire la rotta… voglio che passi il messaggio che i soldi spesi sul vivaio non sono soldi buttati, ma sono un investimento per la società in generale come dimostrano i ragazzi che hanno fatto parte di questo gruppo; penso anche a Giannelli e Grassi. Il campione ti fa vendere il biglietto in più, il gruppo invece e la preparazione ti fanno vincere l’Europeo.

Per il futuro, pensa che Segrate saprà ancora sfornare campioni?

«Sentirete parlare di Gabriele Chiloiro, classe 2004, cresciuto a Segrate e che l’anno prossimo giocherà in A3, il primo campionato di Lega… di questo ne sono certo».

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