Carlo Golinelli, la storia dimenticata: morì a Mauthausen a 18 anni

La strada intitolata a Golinelli a Lavanderie. Nel riquadro, il certificato anagrafico del giovane morto in un lager nazista

Al giovane segratese deportato nel 1943 nel lager nazista è dedicata una via della città

È grazie a una iniziativa del Comune che in questi giorni i cittadini di Segrate hanno potuto riscoprire la figura di Carlo Golinelli, cui è dedicata una strada a Lavanderie nei pressi di Cascina Ovi e della “Gardesia”. Dal 1 dicembre l’amministrazione ha infatti iniziato ad… aprire le caselle di un originale “Calendario dell’Avvento” digitale, su Facebook, in cui giorno per giorno ripercorre la storia di alcune vie della città per  spiegare l’origine della loro denominazione. Ed è così che l’11 dicembre con la “finestra” dedicata a via Golinelli, grazie al volume di Chiara Tangari “Lavanderie di Segrate” che ne racconta parte della storia, i follower della pagina comunale hanno potuto riscoprire una vicenda dimenticata nel tempo e che oggi, finalmente, possiamo approfondire. 

Carlo Golinelli nacque nel 1927 a Quingentole, un piccolissimo paese della provincia di Mantova che ancora oggi ha solo mille abitanti. Non sappiamo quando la famiglia emigrò a Segrate, ma sappiamo invece che si stabilì a Lavanderie in via Radaelli 17. Carlo ebbe la sfortuna di avere l’età sbagliata nel posto sbagliato quando arrivò per l’Italia l’8 settembre 1943 con la caduta del fascismo. I sedicenni di allora, infatti, si trovavano schiacciati tra due possibili scelte, come ci ricorda molto bene il suo coetaneo Roberto Camerani di Cernusco sul Naviglio, deportato anch’egli a Mauthausen, nel libro “Il Viaggio”: “(…) nei giorni successivi, ognuno andò maturando le proprie idee e convinzioni e si finì per creare quei gruppi di opinione  che in seguito si espressero nei due schieramenti opposti: Repubblica di Salò e Partigiani”.

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A quei ragazzi che scelsero i Partigiani veniva chiesto, come primo atto, di procurarsi delle armi e delle munizioni per poter combattere, cercandole nelle tante postazioni militari abbandonate dai soldati in quei giorni. E qui la storia di Carlo Golinelli è quasi identica a quella di un altro deportato suo coetaneo, che ha abitato tanti anni a Segrate e che ci ha lasciato le sue memorie nel libro che porta il suo nome “Quinto Calloni”: “come primo atto  recuperò un fucile da una postazione contraerea abbandonata, situata a nord di Cernusco al confine con Carugate”. Golinelli fece lo stesso da una delle postazioni contraeree di Segrate, ma ebbe la sfortuna di essere scoperto col fucile da un gruppo di soldati tedeschi (Quinto Calloni venne invece arrestato per una soffiata, insieme a Roberto Camerani).

Subito portato a San Vittore, venne poi condannato alla deportazione prima a Mauthausen e poi nel sottocampo di Ebensee. Carlo non riuscì a tornare e dai registri del campo di concentramento sappiamo che morì il 29 aprile 1945. Pensate: Mauthausen venne liberato dalla 3ª Armata americana il 5 maggio 1945 e Carlo non vide la libertà per soli sei giorni. Al momento di lui non sappiamo altro, se non il luogo di sepoltura. Non conosciamo il suo volto, non sappiamo se ci siano suoi parenti in vita,  non ne abbiamo trovato traccia nei libri di memoria degli altri deportati italiani in quel campo durante quel periodo.

Abbiamo provato a contattare l’Associazione Nazionale Ex Deportati, il Museo di Mauthausen, il Comune di Quingentole e altri enti ma, al momento, non abbiamo avuto fortuna.  Questo articolo vuole quindi essere anche un appello ai segratesi: chiunque abbia delle informazioni su Carlo Golinelli ci contatti, in modo che la sua storia possa diventare patrimonio di tutti.

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