Al posto di un edificio sequestrato alle mafie, un progetto di “housing sociale” per affrontare l’emergenza abitativa.
Un cantiere che racconta una seconda vita. Da simbolo di illegalità a spazio di accoglienza: in via Gramsci 13 a Segrate prende forma il nuovo edificio di housing sociale destinato alle famiglie in emergenza abitativa. Il progetto si inserisce tra gli interventi finanziati con i fondi del Pnrr e sviluppati insieme al Distretto sociale Est Milano. L’obiettivo è chiaro: dare una risposta concreta a chi ha perso la propria casa. Sfratti, esecuzioni immobiliari, crisi improvvise. Situazioni che lasciano interi nuclei senza un tetto. Qui troveranno una sistemazione temporanea, prima dell’accesso agli alloggi pubblici tradizionali. Le segnalazioni arrivano dagli uffici giudiziari, mentre i servizi sociali del Comune verificano i presupposti e gestiscono gli inserimenti. Le opere oggi in costruzione sorgono sulle ceneri di una palazzina confiscata alla criminalità organizzata nel 2015.
«Restituiamo alla comunità un bene un tempo legato alla criminalità – spiega l’assessore alle Politiche Sociali Guido Bellatorre – trasformandolo in uno strumento concreto per sostenere le persone più fragili».
Il nuovo immobile si sviluppa su due piani e potrà ospitare fino a quattro nuclei familiari, per un totale di circa dodici-quindici persone. Gli spazi sono progettati per tenere insieme accoglienza e autonomia: camere dedicate alle famiglie, cucine attrezzate, ambienti funzionali, una zona living comune, pensata per favorire la condivisione. Spazi pensati per accompagnare i percorsi di ripartenza.



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