Lo scrittore Dario Tonani al Verdi con la sua eco-distopia “Il trentunesimo giorno”

Dario TonaniDario Tonani, autore pluripremiato, presenta al Verdi il suo ultimo volume “Il trentunesimo giorno"

Per la rassegna “Futura” incontro con uno dei più famosi autori di fantascienza italiani, residente a Segrate

Una storia dichiaratamente borderline, che ruota attorno a un tema di stringentissima attualità e priorità: l’ambiente, gli eventi estremi, il disastro climatico. Un’ibridazione fra thriller, distopia e climate fiction che però, data la conclamata avversione dell’autore per i “bollini identificativi”, non riuscirà a estorcergli un’etichetta ad hoc, né a fargli ascrivere il romanzo a un sottogenere della fantascienza nel quale farebbe fatica a riconoscersi. È “Il trentunesimo giorno”, il nuovo lavoro di Dario Tonani – scrittore segratese che ha ormai conquistato un ruolo importante nella letteratura fantascientifica grazie a successi internazionali come “Mondo9” – che presenterà il libro questa sera, giovedì 12 ottobre, al Centro Verdi (ore 18.30, salone polivalente) nell’ambito della rassegna “Futura” curata dalla Biblioteca di Segrate.  

Nel “Trentunesimo Giorno” piogge torrenziali flagellano il pianeta avvolto in una cortina compatta di nuvole, in balia di eventi climatici estremi e devastanti che decimano la popolazione terrestre. Il trentunesimo giorno il cielo si apre e dalle ultime nubi si affacciano stormi di sagome fluttuanti. Sono cadaveri. Migliaia, milioni di corpi privi di vita che galleggiano in balia del vento e delle correnti d’alta quota. Da dove arrivano, come sono finiti lassù? Perché non cadono (e qualcuno di loro esplode). Terrore e superstizione dilagano e la scienza ufficiale non riesce a dare un perché a un fenomeno inspiegabile. Una cosa però è chiara: bisogna tirare giù tutti quei cadaveri, dai cui abiti sbrindellati piovono ricordi e tesori personali di ogni genere. In questo scenario da incubo si muovono Evelyne, ex trapezista-bambina di un piccolo circo itinerante, e Alvaro, un uomo provato dalla vita alla ricerca di una seconda possibilità. 

Abbiamo chiesto a Tonani che effetto gli abbia fatto questa “estate padana” ormai lunga cinque mesi… «In realtà, l’idea mi è venuta da una distopia che è stata cronaca del nostro passato recente – spiega l’autore – sto parlando della pandemia e del conseguente lockdown che mi ha confinato a lungo nella mia mansarda/studio. Lì, dagli scuri, potevo osservare solo il cielo, e la pioggia era un suono davvero “stimolante”… questo per dire che il romanzo è nato in tempi non sospetti, ma ha anticipato molte catastrofi del nostro presente. Se questo mi accende altre idee? Certo, “bagnate” e “asciutte”…». 

E Segrate, chiediamo ancora a Tonani, il Parco Forlanini, l’Idroscalo, sono luoghi che potrebbero essere protagonisti dei tuoi racconti? «Assolutamente sì – risponde – in passato ho ambientato diversi romanzi proprio in questi luoghi e vado orgoglioso di scrivere fantascienza, thriller e distopie a due passi da dove vivo…».

Infine, abbiamo chiesto di regalarci un pensiero ottimistico in un periodo che sembra accumulare una pessima notizia dopo una brutta. «Libri e storie sono beni voluttuari per eccellenza. Ma proviamo a farne senza! Chi scrive, ma soprattutto chi legge, colora il nostro mondo di speranza…» . Appuntamento al Verdi per incontrare l’autore e dialogare insieme sul volume… e sul futuro.

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