Anno Domini 1182: Rovagnasco terra di Cavalieri e… notai

Sopra, capolettera di un codice miniato medievale che mostra un notaio all’opera

Storia locale di Segrate: otto secoli fa una vera e propria stirpe di pubblici ufficiali segratesi al servizio dei signori di Milano “timbrò” importanti documenti

Che Rovagnasco abbia una storia ricca e complessa è noto ai più. Dai Cavalieri Templari proprietari di Cascina Commenda, al Cavalier Zeno da Groppello, capitano del Castello di Genova per conto di Ludovico il Moro e conduttore dei poderi di San Vittore. Pochi sanno però che Rovagnasco è anche la porzione abitata più antica di Segrate (il più antico riferimento documentale di Rovagnasco è dell’830 mentre quello più antico di Segrate è “solo” dell’anno 1000). 

Ma Rovagnasco non fu soltanto terra di Cavalieri ma anche di una dinastia, allora come oggi, molto importante, ricca e potente: quella dei notai. Eh sì, anche nel Medioevo i documenti più importanti, quelli che sancivano passaggi di proprietà o contratti di importanti accordi economici o i testamenti dovevano essere redatti alla presenza di funzionari riconosciuti e firmati in loro presenza. Possiamo dire che in otto secoli nulla o quasi sia cambiato da questo punto di vista.

È del 15 giugno 1182 il più antico atto sottoscritto da un notaio proveniente da Rovagnasco. Il documento si trova nella raccolta degli “Atti del Comune di Milano fino all’ anno MCCXVI” (Atto n. CXXVII – pag. 174). Fu sottoscritto “in curia domine abatisse Monasterii sancii Damiani iuxta locum Dovariae” (nella curia della badessa del Monastero di S.  Damiano presso  Dovera, in provincia di Cremona). Si tratta di una divisione di beni, ordinata dai consoli di Milano della corte di Dovera, in tre parti, delle quali una viene assegnata alla badessa del Monastero di S. Damiano presso Dovera e due parti ai signori di Arzago. In calce al documento viene riportata la seguente dicitura, seguita dalla firma: “(…)Ego Johannes de Rovenasco sacri palacii notarius subscripsi et interfui” (Io Giovanni di Rovagnasco, notaio del sacro palazzo, fui presente e sottoscrissi)”.

Passano 100 anni e troviamo il secondo riferimento: l’8 febbraio 1280, un  giovedì,  a Milano “in pallatio novo comunis, ad banchum iudicis” (nel palazzo nuovo del comune presso il banco del giudice). “Alla presenza di Reoldo de Agaziis, giudice e assessore del podestà di Milano, Anrico Guatare console di Settimo presta garanzia che verrà osservato il precetto dell’assessore e verranno consegnati i beni sequestra­ ti a Giacomo Mantegaza debitore dei monasteri di S. Ambrogio e di S. Simpliciano”. In calce al documento troviamo: “Io Guglielmo di Rovagniascho notaio di palazzo del comune di Milano trasmisi e scrissi”. Nel 1286 risultanto negli archivi milanesi documenti di certo Marco de Ravagniascho servitore del comune di Milano e nel  1300, ancora,  troviamo un certo Amizone de Rovagniascho. Una vera e propria stirpe di notai quindi, testimoni di eventi storici ancora tutti da studiare e riscoprire.

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