Sabato 15 febbraio inaugurazione della mostra del “Museo della radioattività” diretto da Franco Cioce. Tra le attività previste anche un laboratorio per gli studenti delle medie
C’erano l’aperitivo radioattivo che dà vigore, il dentifricio al torio per sbiancare i denti, il cioccolato al radio brevettato per “sentirsi alla grande”. E non c’è da stupirsi, perché dall’acqua alle banane, fino ad arrivare allo stesso corpo umano, la radioattività è ovunque ed è non solo naturale ma anche utile per un numero di scopi enorme, per lo più sconosciuti ai non addetti ai lavori.
A raccontarlo una mostra al Centro Verdi (“La radioattività quotidiana”, dal 15 al 22 febbraio) che sarà inaugurata sabato 15 febbraio alle 11 con una conferenza del curatore Franco Cioce, fisico ed esperto di radioprotezione, curatore del Museo della radioattività nato nel 2020 da un pool di sette scienziati e ingegneri per raccontare il “volto buono” di un processo fisico che genera curiosità ma anche paura.
«La radioattività è un tema che affascina perché parliamo di un mondo piccolissimo, pensate che un pellet di uranio sviluppa la stessa energia di una tonnellata di carbone, ma che spaventa perché ha portato anche conoscenze negative – dice Cioce – la radioattività è entrata nella case con i disastri di Chernobyl e Fukushima generando comprensibili pregiudizi, ma non si può ridurre una materia tanto vasta alle sole centrali nucleari o agli armamenti. Lo scopo dell’esposizione virtuale che abbiamo allestito, sempre disponibile sul web, è divulgativo e cioè fare corretta informazione sfatando miti e leggende e dimostrando come la radioattività abbia sempre fatto parte della vita delle persone, ma anche stimolare l’interesse dei giovani che incontriamo spesso nelle scuole, con esempi concreti e curiosità che lasciano tutti a bocca aperta…».
Un test sul campo per i ragazzi delle medie
Proprio a loro, ai ragazzi, è dedicato il primo pomeriggio della mostra, sabto 15 febbraio, con un laboratorio didattico aperto a tutti gli studenti delle medie alle ore 15. «Li coinvolgeremo in una prova sul campo, potranno misurare le radiazioni emesse da alcuni oggetti con un contatore geiger – spiega Cioce – porteremo un comune mattone di tufo, che rilascia gas radon. Poi una busta di fanghi termali, un candelabro, orecchini e perfino la candela di un motorino con polonio che, diceva la pubblicità, faceva andare più veloce… Ovviamente sono tutti oggetti innocui, del resto come diceva Paracelso “tutto è velenoso, dipende dalla dose”: per avere danni dalle radiazioni emesse dalle banane, ad esempio, dovremmo mangiare 10 milioni in una volta…».
La pubblicità… atomica
Tra le stanze virtuali del museo, che avrà un allestimento “fisico” a Segrate, ce n’è una dedicata alla pubblicità con una serie di locandine ed etichette che documentano come sia cambiata la percezione della radioattività. «Vedendole oggi si potrebbe restare inorriditi – sorride l’esperto – ciò che però bisogna tenere presente è che nel dopoguerra l’energia atomica era vista come un’innovazione, un viaggio verso il futuro. All’epoca si giocò molto su parole come “atomo”, “atomico”, “radioattivo”, “nucleare” come stratagemma commerciale – continua Cioce – la verità, come detto, è che certi elementi sono naturalmente presenti in numerosi prodotti che in molti altri casi, gli esempi sono infiniti e vanno dalle patate ai tappi di sughero fino ai dispositivi medici, vengono irraggiati a scopo di sterilizzazione o misurazione».
Segrate “casa” della tecnologia
Un tema, quello del nucleare, che a Segrate è per così dire di casa vista la presenza dell’ex CISE ora in fase di demolizione, che fu punto di riferimento in Italia. «In Italia abbiamo formato fisici e ingegneri nucleari che lavorano in tutto il mondo – riflette Cioce, per molti anni residente a Segrate – peccato si stia perdendo la memoria di quelle esperienze che andrebbero valorizzate».
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