Da sei mesi ha aperto una scuola di tennistavolo allo Sporting Club Milano2. Alla guida un campione con una bella storia di sport e resilienza.
Oltre cento iscritti in meno di sei mesi; metà studenti, dalle elementari all’università, e metà adulti. I numeri della scuola di tennistavolo del maestro Yang Min, aperta a inizio settembre presso lo Sporting Club Milano2 di Segrate raccontano un successo annunciato. Già, perché chi le dà il nome e la guida dal punto di vista tecnico è lassù in cima, è la vetta di un movimento, quello del ping pong, che deve ancora crescere ma che con lui ha scritto pagine di storia, anche della storia a cinque cerchi.
Una storia olimpica
E allora partiamo da qui, da Yang Min e da un racconto che insegna, parla di sogni realizzati nonostante tutto, di resilienza vera, raccontata anche durante l’incontro Sport…che passione ai ragazzi della Sabin. Nel 1996 ci si preparava a partire per Atalanta, per l’Olimpiade. Yang Min era nei primi venti della classifica mondiale, ammesso di diritto alla gara delle gare. Ma ecco il destino, più che altro la classica zavorra italica: chi di dovere non è riuscito a terminare l’iter per la cittadinanza. Olimpiade saltata, all’apice della carriera. Quattro anni sono lunghi, ma Yang Min nel 2000 è pronto per l’avventura australiana, deve affrontare il torneo di qualificazione. Non può. Qualcuno in federazione non ha inviato i documenti della famigerata cittadinanza entro il termine stabilito. Un incubo che si ripete, un pegno da pagare senza colpa. Sembra un tramonto senza alba, roba che abbatterebbe chiunque. Lui però a 41 anni, siamo nel 2004 e c’è Atene all’orizzonte, sceglie di provarci. Torneo di qualificazione, ci arriva con una classifica condizionata da uno sciopero degli atleti azzurri durato un paio d’anni. La finale è contro il francese Christophe Legoût, uno dei top al mondo in quel momento. Yang Min va sotto 3 set a 1, poi rimonta e nella settima e decisiva partita è in svantaggio 3-10. A 11 si chiude. Finisce con il suo urlo al punto del 12-10, un’impresa totale. «Ho pensato: “non posso non andare ai Giochi dopo tutto quello che è successo”», ricorda il maestro. E poi è tutto un flash dietro l’altro. «La sfilata inaugurale è stato un momento da brividi veri – racconta – un sogno realizzato: per un atleta la carriera è fatta di momenti dolci e amari, ecco lì è tutto dolce». Sorride riguardando le foto di un’impresa vera, al netto del risultato finale che contava niente anziché poco.
La scuola di Segrate
E adesso c’è Segrate in un presente che guarda al futuro. «Siamo contenti di questo avvio – afferma Gianpiero Morlacchi, presidente della scuola “Yang Min” – siamo grati allo Sporting Club Milano2 per questa partnership che vogliamo porti a una realtà di eccellenza nel tennistavolo. Puntiamo ad essere un punto di riferimento per chi vuole approcciare e seguire il ping pong, dagli appassionati agli aspiranti professionisti; d’altronde Yang Min ancora collabora con la Federazione per la formazione dei maestri e ha gestito la crescita di atleti di Serie A1. Siamo già a cento allievi, ma guardiamo alla qualità più che ai numeri».
Ping pong per tutti
Ma non è soltanto uno sport è quasi uno stile di vita per Yang Min. «In Italia è ancora considerato un passatempo – dice – il tennistavolo non è stato ancora scoperto del tutto. Qui si parla solo di calcio, del resto. Eppure la nostra disciplina sviluppa l’intelligenza dei più piccoli, la capacità di elaborare strategie. E per gli anziani, perché giocano anche i novantenni, è un modo per tenere in allenamento tutti i muscoli».
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