È Luciano Buonfiglio, già atleta olimpico, nominato presidente del CONI, alla vigilia di un evento storico: le olimpiadi Milano-Cortina
Classe 1950, originario di Napoli, ma segratese da quasi sessant’anni, Luciano Buonfiglio da giugno 2025 è il nuovo presidente del CONI. Lo contattiamo mentre è in treno tra Milano e Roma, su quella che è ormai una tratta abituale in questo suo nuovo e prestigioso ruolo.
La sua nomina a presidente del CONI è arrivata in un momento storico per lo sport italiano con le Olimpiadi di Milano Cortina alle porte. Come si sente?
«L’elezione alla Presidenza del CONI ha coronato il lungo percorso personale all’interno del mondo dello sport. È un orgoglio speciale e, allo stesso tempo, una responsabilità che voglio onorare con la determinazione che mi accompagna da quando ho iniziato a pagaiare. La mia vita ha le fattezze dello sport vissuto fino in fondo: sacrificio, passione, impegno e rispetto. Arrivare al vertice dello sport italiano rappresenta la realizzazione di un sogno: sono il primo atleta olimpico a riuscirci nel nostro Paese, ha un valore immenso».
Torniamo proprio agli anni nei quali è cominciata la sua carriera da atleta nelle acque dell’Idroscalo: cosa si è portato dietro di quelle prime pagaiate nel percorso che l’ha portata a ricoprire incarichi federali di primo piano a livello nazionale e internazionale?
«Ricordi speciali, radici solide e persone indimenticabili che mi hanno aiutato a forgiare il carattere e la personalità. Grazie allo sport ho trovato la dimensione che mi apparteneva. Cominciai a 19 anni, all’Idroscalo, e dopo tre mesi arrivai terzo alla prima gara: il campionato italiano sul lago di Caccamo. Iniziò tutto così. Segrate sarà sempre nel mio cuore perché mi ha fatto diventare uomo, facendomi scoprire atleta di livello».
Veniamo all’appuntamento di Milano Cortina 2026, quando mancano ormai meno di cento giorni alla cerimonia inaugurale: quale sarà la cifra distintiva di questa Olimpiade?
«Un concept innovativo e un approccio all’insegna della sostenibilità. Una legacy chiamata a esaltare l’inclusione e l’uguaglianza di genere, radicando un modello di riferimento per le nuove generazioni. Saranno Giochi capaci di permeare i tanti territori coinvolti e l’intero Paese. La solenne magìa dell’evento va valorizzata per ottenere benefìci duraturi a vantaggio dell’intera comunità».
Le varie località e i vari impianti che dovranno ospitare le competizioni arriveranno pronte all’appuntamento? A che punto siamo rispetto al cronoprogramma degli interventi previsti?
«Sono entrato da poco nel CDA della Fondazione, sto seguendo gli aggiornamenti legati agli interventi realizzati e a quelli in via di definizione. Ho avuto modo di apprezzare gli sforzi che la Società Infrastrutture Milano Cortina 2020-2026 sta sostenendo, a ritmo serrato, per rispettare gli impegni assunti. La Fondazione ha lavorato molto bene dal punto di vista tecnico-sportivo e il Governo ha garantito risorse significative: sono fiducioso».
Pensando alla nostra città: quale ricaduta ritiene che le Olimpiadi potranno portare alle realtà dell’hinterland milanese non direttamente coinvolte, come Segrate?
«L’eredità dei Giochi rappresenta un patrimonio inestimabile. Non solo sotto il profilo dell’indotto turistico e delle ricadute economiche, ma anche sotto l’aspetto immateriale. La diffusione di valori unici, il radicamento della cultura sportiva e un respiro universale che possono contribuire a far diventare questi territori sempre più luoghi di riferimento in vista di eventi futuri».
Prima di salutarci conferma la notizia dell’arrivo della Torcia Olimpica sulle nostre strade il 5 febbraio, il giorno prima dell’inaugurazione dei Giochi a Milano?
«Sono sicuro che la fiaccola passerà a Segrate, premiando una città da sempre vocata allo sport e al suo significato speciale».


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