“Non desiderare la vita d’altri”. Incontro con Costanza Miriano a Segrate

L'autrice e giornalista Costanza Miriano. (fonte: blog dell'autrice)

Il dialogo con l’autrice il 26 gennaio sul tema del desiderio: dall’invidia al confronto con sé stessi, per ritrovare la pace del cuore.

Lunedì 26 gennaio alle 21 nella parrocchia di Santo Stefano (che il 6 gennaio ha ospitato la rappresentazione dei Magi organizzata da Proloco Segrate) ci sarà l’incontro con la giornalista e autrice Costanza Miriano, che presenterà il suo ultimo lavoro intitolato “Non desiderare la vita d’altri. Riposo per cuori inquieti”, edito da Sonzogno e pubblicato nel 2025.

Miriano ha a lungo lavorato al Tg3, ha collaborato con l’Avvenire, Il Foglio, La Verità e Il Timone e oggi si occupa di informazione per Rai Vaticano. Intellettuale di riferimento per la comunità cattolica, ha un notevole seguito anche sui social con oltre 70mila follower tra instagram e facebook e ha pubblicato svariati libri con la casa editrice Sonzogno. Ha esordito con “Sposati e sii sottomessa” nel 2011 e “Sposala e muori per lei” nel 2012, due titoli dedicati alla visione del matrimonio ispirati alla Lettera agli Efesini di San Paolo. I volumi sono stati tradotti anche in spagnolo, polacco e francese.

Il nuovo volume affronta il tema del desiderio e della mancanza e promette di fornire antidoti a quel “desiderio imitativo” che nasce dal continuo confronto con le vite degli altri e che spesso è fonte di insoddisfazione per la propria e di sofferenza.

Abbiamo intervistato in anteprima Costanza Miriano, che ci ha parlato di come è nato questo volume e del messaggio che contiene.

Nel presentare i suoi lavori spesso racconta che li scrive innanzitutto per se stessa. È così anche in questo caso?

Sì, attraverso la scrittura cerco di fare un lavoro su me stessa almeno a livello teorico, sperando poi di tradurlo in pratica. Anche perché sono in una fase della vita in cui le grandi scelte – lavoro, vita coniugale, figli – sono già fatte ed è il momento dei bilanci. Nell’incontro con gli altri, quotidiano anche attraverso i social, è facile essere tentati dal confronto: “a quella persona è andata meglio, questa ha una casa più grande, i figli di quest’altra persona hanno avuto più successo” e così via. Una serie di pensieri che sul piano razionale sono stupidi e non utili, sul piano spirituale li considero delle vere e proprie tentazioni. Volevo fare i conti con questi pensieri, affrontarli senza rifuggirli, perché sono una delle facce dei desideri che ci muovono e che dicono qualcosa di noi.

Miriano: “non si può negare il desiderio, ma bisogna approfondire”

Proprio il desiderio è il tema centrale del libro, visto in una doppia accezione di spinta personale e di confronto con gli altri. Che cosa rappresenta per lei?

Il desiderio può tramutarsi nel sentimento orribile dell’invidia. O, come insegna Sant’Agostino, può essere un motore buono per la nostra vita perché ci dice chi siamo e dove orientiamo le nostre scelte. Io penso che non ci sia un desiderio cattivo di per sé, semmai un’attuazione cattiva. Il desiderio è istinto e in quanto tale non può essere negato, ma va approfondito e capito prima di essere attuato. Il comandamento “non desiderare” suggerisce di indagare il perché si desidera qualcosa che non è per noi e di arrivare a comprendere a cosa tendiamo realmente.

In questo libro ho riportato gli esempi di santi che sono un punto di riferimento per me. La scoperta è che ognuno di loro ha fatto i conti con una mancanza nella propria vita. Non si sono rassegnati, anzi ne hanno fatto la propria vocazione. San Giovanni Bosco è stato segnato dalla mancanza del padre per tutta l’infanzia ed è poi diventato il Santo più paterno di tutti.  Santa Teresa d’Avila era una monaca carmelitana compiuta nel percorso verso Dio. Eppure ha continuato a non accontentarsi nel suo cammino di fede. Questo l’ha portata a riformare il Carmelo, a fondare monasteri, a scrivere una nuova spiritualità. L’inquietudine va sempre accolta, chiaramente va spostata su un piano più alto.

Il libro prende in esame tutti i desideri più comuni – il corpo, i soldi, l’infanzia, l’amicizia, il matrimonio e la famiglia, la salute – e cerca di vedere cosa c’è in fondo e come hanno risposto delle persone che sono significative per tanti, ossia i Santi di cui ripercorro le vite.

C’è uno dei grandi personaggi citati nel libro che sente più vicino?

Il mio santo preferito è da sempre San Giuseppe, padre e marito ad hoc. Lui ha dovuto fare tanto i conti con la mancanza perché ha sposato una donna bellissima, era abitato dal desiderio di questa donna e da quello di essere padre di un figlio non completamente suo. Per genere e forse anche per una questione caratteriale, però, sento vicina Santa Teresa. Mi piacerebbe essere come lei, audace e inquieta, che ha continuato con tenacia a cercare la pienezza del cuore. Non vorrei però dare un’immagine di me troppo nobile: da ex atleta che ancora corre e fa maratone, ad esempio, spesso desidero un corpo più in forma o un tempo più basso… cose molto più mondane di ciò che muoveva Santa Teresa! L’esempio dei grandi serve però per riportarlo alla propria vita, usarlo come motore buono per impegnarsi di più e vivere meglio.

Miriano: “ognuno riceve esattamente ciò di cui ha bisogno, la chiave è comprenderlo”

Copertina del libro “Non desiderare la vita d’altri” di Costanza Miriano (Sonzogno, 2025)

Nel libro si parla di “desiderio imitativo” che genera invidia. Di che cosa si tratta?

Sempre più spesso il desiderio è imitativo, ossia nasce perché vediamo qualcosa che un’altra persona ha. Mi viene in mente ciò che ho letto tempo fa in un’intervista a Enzo Biagi. Dopo aver intervistato tantissime grandi personalità in tutti gli ambiti, ha concluso che non ci sia nessuno che valga la pena invidiare perché tutti hanno comunque la loro dose di fatica e di dolore. Per chi è credente, come me, e ritiene che lo scopo più alto della vita sia l’incontro con Dio, la vera scoperta finale è che Dio è un padre buono e dà a ciascuno quello che serve per incontrarlo. Personalmente, questa rivelazione mi è utile ogni volta che mi scopro ad essere invidiosa di qualcosa o qualcuno. Mi dico che la mia vita va bene così com’è per come sono io, è il mio menù personalizzato per l’incontro con Dio. Ognuno ha il suo!

Il giornalista Camillo Langione su Il Foglio scrive che il libro suggerisce di coltivare il sentimento della compassione, anziché l’invidia. È così?

Scoprire che in tutti è mancato qualcosa, che tutti sono segnati un po’ dal dolore, ci può aiutare ad essere più compassionevoli. Guardare al dolore delle persone significa andare oltre le apparenze. Recentemente ho parlato col sacerdote di una cappella universitaria, era sorpreso perché i ragazzi gli confidano le loro fatiche e sofferenze, ma poi su instagram postano foto bellissime in cui fanno cose stupende e sembrano persone felici e realizzate. Non possiamo conoscere cosa ci sia realmente nella vita degli altri, quindi la compassione è quantomeno un atteggiamento migliore rispetto all’invidia.

Il rapporto con i social. Miriano: “Utili, ma i più giovani devono stare più attenti”

Smartphone e social media rendono il confronto sempre disponibile in formato tascabile, per usare le sue parole. Che rapporto ha con i social personalmente e come madre?

Non penso di esserne dipendente, li uso più che altro come strumento per farmi conoscere e promuovere i miei libri. Sono uno strumento utile e democratico. Io, ad esempio, li uso per farmi conoscere. Promuovo il mio lavoro di scrittrice e organizzo grandi eventi come l’incontro di preghiera alla Basilica di San Pietro, al quale partecipano migliaia di persone. Anche quando utilizzo i social in maniera passiva, “scrollando” mentre mi rilasso, credo di non esagerare, forse sono un po’ immune per via dell’età. La mia mente si è formata sui libri e sulla realtà, i social sono arrivati dopo.

Mi sembrano invece più pericolosi per i ragazzi, menti in formazione cresciute con questa tentazione continua, con immagini che diventano una droga, creano dipendenza. Per noi genitori è un combattimento faticoso, ognuno trova le proprie soluzioni artigianali: noi chiudevamo i telefoni in scatole di latta durante il momento dei compiti. È chiaro che non esiste una formula definitiva.

L’incontro a Segrate

Da dove è nata l’idea di presentare il libro nella parrocchia di Santo Stefano a Segrate?

È stato un incontro casuale, originato da un’amicizia nata proprio sui social. Tempo fa avevo bisogno di un passaggio da Milano al Lago d’Iseo, ho chiesto alla mia community e Chiara e suo marito, che oggi sono miei amici, si sono offerti di darmi un passaggio. Chiara ha parlato di me e del mio lavoro ad un’altra sua amica e da qui è nata l’idea della presentazione nella parrocchia, che non conosco ancora.

Nel suo lavoro è sempre presente la sua visione cristiana. Secondo lei il messaggio di questa ultima pubblicazione può avere una portata universale, capace di parlare anche a chi non condivide quel linguaggio o quella fede?

Assolutamente sì. I comandamenti, per me che sono cristiana, sono un libretto di istruzione per capire come funzioniamo. Ma il meccanismo psicologico del desiderio è quello e vale per tutti. Sforzarsi di guardare a sé e non agli altri, approfondire ciò che realmente dicono di noi i nostri desideri per capire di cosa abbiamo bisogno, serve a tutti per valorizzare la propria vita. La fede facilita il processo, perché è più semplice da accogliere per chi crede in un padre buono che ti cerca. Ma il padre buono esiste anche per chi non crede, ecco. Aspiro ad arrivare anche a chi non crede, nel mio lavoro cerco sempre un atteggiamento da traduttrice del messaggio della Chiesa in un linguaggio fruibile da persone con una storia completamente diversa dalla mia.

Appuntamento dunque lunedì 26 gennaio alle 21 nella parrocchia di Santo Stefano per un confronto con l’autrice.

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