Olimpiadi: «La mia esperienza da volontario nel cuore di Milano Cortina 2026»

Il giornalista e volontario Fabio Del Prete con Luciano Buonfiglio presidente del CONI, segratese

Il collaboratore del Giornale di Segrate Fabio Del Prete racconta la sua avventura e le emozioni vissute dietro le quinte dei  Giochi Olimpici Invernali.

Le luci delle arene si sono spente, i podi sono stati smontati e il braciere olimpico al Parco della Pace ha lasciato il posto al silenzio, anche se sarà uno stop temporaneo in attesa del via dei giochi paralimpici dal 6 al 15 marzo con la cerimonia di apertura a Verona e di chiusura a Cortina. Oggi però, a bocce ferme, voglio raccontarvi l’altra faccia della medaglia: quella che ho vissuto svestendo i panni del giornalista per indossare la divisa del Team26.

Un sogno iniziato due anni fa

Tutto era partito alla fine del 2024, quando trapelò la notizia che le Olimpiadi Invernali cercavano “motori umani” per accendere la macchina organizzativa. Nonostante gli impegni di lavoro, decisi che volevo esserci, non come spettatore, ma come volontario.

È stato un lungo cammino: un anno di attesa dopo la domanda, colloqui di gruppo e ore di formazione certificata. Quando arrivò la conferma — “Sei nel gruppo Sport” — capii che sarei entrato in un ingranaggio immenso, capace di scremare 130.000 richieste arrivate da 94 paesi diversi per selezionare i 18.000 protagonisti finali.

La fatica e il “germe” del dare

Vivere il villaggio olimpico da volontario è un’esperienza che le parole faticano a contenere. È uno stato d’animo, un “germe” di pura gratuità che ha annullato la stanchezza di turni di tante ore, spesso al gelo o davanti a qualche raro spettatore sgarbato che non capiva perché fossimo lì senza stipendio. Eppure, quello che è tornato indietro è stato immensamente superiore al sacrificio. Ho condiviso il caffè con una ragazza arrivata da Washington a proprie spese e ho collaborato con una signora di Bologna che aveva affittato casa a Lodi pur di esserci. Eravamo un esercito eterogeneo direi inclusivo, perché in questo esercito di volontari il 51% era donna e il 64% era under 35 a conferma che dai 20 ai 70 anni si è lavorato fianco a fianco nella totale collaborazione reciproca.

Una piccola squadra

Durante i turni succedeva di tutto: persone che non trovavano l’ingresso giusto, visitatori stranieri che chiedevano aiuto, qualcuno un po’ spaesato che non sapeva dove andare. A volte bastava accompagnare qualcuno per pochi metri per risolvere un problema. Altre volte bastava ascoltare. Non sono gesti clamorosi, ma sono utili. E quando qualcuno ti dice “grazie” con un sorriso, capisci che quello che stai facendo ha senso. Una cosa che mi ha colpito subito era il clima che unisce volontari e lavoratori. All’inizio si è tutti sconosciuti, poi dopo pochissimo sembrava di far parte di una piccola squadra di vecchia data. Ci si scambia informazioni e ruoli, ci si aiuta quando qualcuno è in difficoltà, si condivide la stanchezza.

Hockey a Santa Giulia

 

Quei giganti gentili

Il mio compito principale? Gestire i turni e l’assistenza alle squadre di hockey. Ricorderò per sempre quei giganti di due metri che, tra una carica e l’altra sul ghiaccio, trovavano il tempo per un “cinque” o un sorriso di ringraziamento. In quei momenti ho capito cosa intendesse il Presidente del CIO, Kirsty Coventry, parlando di questi Giochi come di un nuovo punto di riferimento mondiale. Come ci ha ricordato Malagò durante i corsi, siamo stati il primo biglietto da visita dell’Italia. Un’indicazione data con gentilezza o un abbraccio a un atleta sconfitto valevano più di mille discorsi ufficiali. Abbiamo esportato quell’italianità che il mondo ci invidia, dimostrando a chi critica per partito preso che l’Italia sa gestire progetti colossali uscendone vincente.

Il testimone alle Paralimpiadi

L’ultimo giorno, ho stretto la mano al volontario che mi avrebbe sostituito per l’ultima tranche di gare, sentendo di far parte di una famiglia, quella del Team26, che non si scioglierà con la fine delle gare. Ora il testimone passa a chi gestirà la sfida delle Paralimpiadi di marzo, portando avanti quell’aspetto sociale che rende lo sport davvero completo. E io ci sarò anche lì, con un ruolo diverso ma ci sarò. 

Cosa ci aspetta

Ci aspettano 15  giorni di passione e di adrenalina con i XIV Giochi Paralimpici invernali. Dal 6 al 15 Marzo, Biathlon, Hockey, Sci Alpino, Sci di fondo, Snow board, Wheelchair Curling. Sei discipline tra Milano, Cortina, Tesero e Verona.

Sul bus del ritorno, linea 66

Cosa mi resta

Spesso alla sera, tornando a casa con l’autobus, sentivo la stanchezza fisica prendere il sopravvento ma con una strana felicità addosso. Ho vissuto la storia da dentro, senza taccuino, imparando che dare senza ricevere nulla in cambio è, paradossalmente, il modo migliore per arricchirsi. Fiero di aver fatto la mia parte. Fiero di essere italiano.

Grazie Volontari

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