Una campagna elettorale al vetriolo. Da sabato 23 il silenzio elettorale

I tre candidati sindaco (da sinistra): Adriano Alessandrini, Francesco Di Chio e Luca Sirtori

Cala oggi, venerdì 22, il sipario sulla campagna per il voto. Dalla mezzanotte di oggi scatta il silenzio elettorale.

Una pausa che accompagnerà Segrate fino a lunedì 25, giorno dello spoglio e della scelta, salvo eventuale ballottaggio, del successore di Paolo Micheli.

UNA CORSA DI TRE MESI

È stata una corsa breve nei tempi, circa tre mesi, ma intensa. Il risiko delle candidature ha tenuto tutti con il fiato sospeso fino a fine inverno. Nel centrodestra il nome di Adriano Alessandrini è arrivato a fine febbraio dopo settimane di trattative e mediazioni. Un puzzle politico chiuso soltanto quando ormai le alternative si erano sgonfiate. Nel centrosinistra Francesco Di Chio era il candidato più atteso già da tempo, ma anche qui l’ufficialità è slittata ai primi di marzo, tra prudenza e strategia. Luca Sirtori ha invece scelto la strada civica quando è maturata la distanza da un centrodestra che non sentiva più rappresentativo a livello locale. 

ATTACCHI E CONTRATTACCHI

Poi la campagna è entrata nel vivo. O forse nel vortice. I toni sono stati tesi, il clima surriscaldato. Più colpi bassi che semplici schermaglie. Più attacchi frontali che confronti. Non proprio il miglior manifesto per la politica cittadina. Sui social, soprattutto, il dibattito è deragliato. Commenti al vetriolo, accuse in fotocopia, bordate senza firma. E anche profili opachi, comparsi all’improvviso per colpire l’avversario. Sul campo, invece, è andata in scena una partita di colpi e contraccolpi. Alessandrini ha puntato sull’effetto memoria, rivendicando il suo decennio da sindaco e l’idea di riportare Segrate ai “fasti” del passato, attaccando spesso il binomio Micheli-Di Chio come un blocco unico, che avrebbe mostrato tutta la sua inadeguatezza nella gestione della città. Dal centrosinistra la controffensiva si è giocata soprattutto sui conti pubblici e sul predissesto, indicati come l’eredità più pesante lasciata dalle amministrazioni Alessandrini. Anni di sacrifici che la giunta Micheli ha rivendicato di aver affrontato per rimettere in carreggiata il Comune, rilanciando anche la scelta di frenare nuove spinte edificatorie e difendere le aree verdi dalla cementificazione. A replicare in via diretta è stato spesso il sindaco uscente Micheli, mentre Di Chio ha scelto un profilo più defilato, orientato ai contenuti. Sirtori si è mosso in una corsia laterale, rimarcando la distanza da un centrodestra che, a suo dire, non rappresenta Segrate in cui si riconosce.

TEMI CALDI, ANZI BOLLENTI

I temi? Alcuni inevitabili: data center, Golfo agricolo, intermodale, predissesto. Altri ormai da campagna permanente come sicurezza, verde, scuole, mobilità, servizi: capitoli presenti in tutti i programmi, con parole spesso simili. E insieme al futuro, molto passato. Forse inevitabilmente. In mezzo, però, anche segnali diversi. Il confronto tra i candidati sindaco organizzato dal Giornale di Segrate a Cascina Commenda che ha visto la partecipazione di oltre 350 persone ha mostrato un’altra faccia della città: una Segrate curiosa, affamata di risposte più che di slogan.

Per settimane candidati e sostenitori hanno battuto quartieri, piazze e mercati. Aperitivi elettorali, volantini, dirette Facebook, incontri pubblici. Da sabato si spegneranno i microfoni. Poi parleranno le urne. Già lunedì sera si potrebbero avere i risultati (almeno per quanto riguarda il sindaco). E da martedì , con un nuovo sindaco se la sfida non andrà ai tempi supplementari, per tutti arriverà il momento di abbassare i toni e riallacciare il filo con la città reale. Anche perché, in una campagna così, il silenzio sarà già un primo sollievo.

    

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