Vittoria schiacciante per il candidato di centrosinistra che batte al primo turno Adriano Alessandrini. Luca Sirtori chiude al 4%.
Segrate si colora ancora di centrosinistra. Francesco Di Chio sbriciola l’operazione amarcord di Adriano Alessandrini e si prende il Comune con numeri che schiacciano qualsiasi lettura alternativa. La coalizione di centrosinistra cala il tris, dopo il doppio mandato di Micheli, e lo fa con una vittoria larga, pesante, quasi muscolare. Altro che equilibrio. Altro che testa a testa. Le urne trasformano la sfida in un assolo politico.
2.200 voti di distacco. Tanto è il vuoto scavato da Di Chio tra sé e Alessandrini. Un solco enorme, quasi brutale nelle proporzioni. Una valanga elettorale. Di Chio arriva quasi al 55 per cento dei voti validi (54,79), mentre Alessandrini si ferma attorno al 41 (41,09). Luca Sirtori chiude intorno al 4 (4,12).
Numeri che raccontano una sfida rimasta aperta soprattutto nei toni della campagna, molto meno nelle urne. Ma è la mappa del voto a dare il senso reale della portata del risultato. Di Chio vince quasi ovunque. A Segrate Centro fa filotto e conquista tutti i seggi. A Rovagnasco e Villaggio Ambrosiano costruisce due autentiche roccaforti, superando il 60% in ogni sezione. Percentuali da “zona blindata”, da fortino politico consolidato. Anche San Felice premia compatto il candidato del centrosinistra, che passa in tutti i seggi. A Milano 2 il quadro resta favorevole a Di Chio in modo piuttosto netto: vince in cinque sezioni su sei e si prende il quartiere nel dato complessivo. Successo più stretto, ma comunque significativo, anche a Redecesio e Lavanderie, aree osservate speciali della campagna elettorale. L’unico quartiere dove Alessandrini riesce a prevalere è Novegro. Qui pesa il traino personale del segretario di Forza Italia Yuri Trebino. Ma anche in questa zona il dato racconta un centrosinistra tutt’altro che evaporato: rispetto al 2020 i voti praticamente raddoppiano. Segno che pure dove perde, la coalizione di Di Chio resta competitiva. Alla fine, più dei manifesti, delle polemiche e dei post al vetriolo restano i numeri. Freddi, ma spietati. Segrate ha scelto. E lo ha fatto battendo i pugni sulle urne.



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