Incatenata al San Raffaele per essere stata licenziata la segratese Margherita Napoletano

Margherita Napoletano incatenata ad una panchina all’ingresso dell'ospedale

È incatenata davanti al San Raffaele e in sciopero della fame da tre giorni la storica sindacalista di Segrate Margherita Napoletano.

La segratese protesta contro il licenziamento che arriva dopo mesi di denunce sulle condizioni di lavoro e sulla sicurezza delle cure.

Ingegnere biomedico, da venticinque anni è in prima linea nelle battaglie per i diritti dei lavoratori e dei pazienti: coordinatrice Rsu in quota CUB e delegata per la sicurezza.

Centinaia di lavoratori, ex dipendenti e cittadini, hanno accompagnato la lavoratrice in corteo fino alla Direzione del personale dove ha restituito il badge, lunedì mattina 27 luglio. Poi le catene e lo sciopero della fame a oltranza, fino al reintegro.

Per l’azienda si è spezzato il rapporto fiduciario. La dipendente avrebbe esposto a grave rischio la sicurezza di una studentessa tirocinante, impegnata in un percorso di formazione scuola-lavoro nell’aula sindacale. Napoletano respinge ogni accusa e impugnerà il licenziamento davanti al giudice.

“È soltanto un pretesto”. Per il sindacato è l’ultimo capitolo di una vicenda iniziata mesi prima. A settembre, una lettera della Rsu al Ministero della Salute, a Regione Lombardia e agli organi di vigilanza, ATS e Ispettorato del lavoro, denuncia la fuga di medici e infermieri, gli organici insufficienti, il peggioramento delle condizioni di lavoro e il crescente ricorso alle cooperative esterne, con possibili ricadute sulla sicurezza di pazienti e operatori e sulla continuità delle cure.

L’ispezione ministeriale richiesta arriva solo dopo il caso del reparto “Iceberg”, esploso all’inizio di dicembre. Finisce sotto accusa l’appalto di alcuni servizi ad una cooperativa esterna, con personale inadeguato, in un’area complessa come il reparto di medicina ad alta intensità e quello di cure intensive. Scoppia il caos, pazienti spostati in altri reparti e blocco degli accessi al pronto soccorso.

Poi arrivano anche le telecamere di Report. Nell’inchiesta La punta dell’iceberg”, Napoletano racconta un ospedale che perde infermieri e professionisti, schiacciato dalla carenza di organico e da contratti poco competitivi. Le retribuzioni, dopo il passaggio al contratto AIOP della sanità privata, risultano inferiori a quelle della sanità pubblica.

Nel giro di poche settimane, tra maggio e giugno, il sindacato proclama tre giornate di sciopero. Alla vigilia dell’ultima mobilitazione arriva la contestazione disciplinare. Un mese dopo, il licenziamento.

Ora il caso approda in Parlamento. La deputata Stefania Ascari del Movimento 5 ha presentato un’interrogazione. Tre le richieste al Governo: rendere pubblici gli esiti dell’ispezione ministeriale e verificare l’attuazione delle prescrizioni; accertare la legittimità del licenziamento e chiarire le condizioni di accreditameto dell’ospedale in presenza di criticità che incidono sui diritti dei lavoratori e sulla qualità dell’assistenza.

Circa 500 persone hanno partecipato oggi, mercoledì 29 luglio, al corteo interno all’ospedale in sostegno della sindacalista. Lo sciopero della fame continua e il presidio resta attivo giorno e notte davanti alla cupola del San Raffaele.

Corteo all’Ospedale San Raffaele per protesta contro il licenziamento di Margherita Napoletano

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