Riforma sanitaria Lombardia, una Casa della comunità all’ex Asl di via Amendola

Casa di Comunità di SegrateIl Poliambulatorio Ats di via Amendola (ex Asl)

L’edificio di Rovagnasco tra le strutture individuate dalla giunta regionale, ma non sarà un “hub”. «Soddisfatti, ma ignorato il nostro progetto preparato con Vimodrone: un’occasione persa», dice l’assessore alla Salute di Segrate Barbara Bianco

L’ex Asl di Rovagnasco sarà una Casa di comunità. Il timbro della giunta regionale è arrivato il 15 dicembre su una delibera con allegato l’elenco delle strutture individuate dalle varie Ats come idonee ad accogliere i presidi della nuova sanità territoriale. Una mappa nel quale c’è il polo sanitario di via Amendola, a Rovagnasco, che ha ottenuto una valutazione tale da rientrare tra le strutture che ospiterano i servizi previsti dalla riforma regionale varata secondo le linee guida europee. Il 20 dicembre è stata convocata una conferenza dei sindaci dell’Ats Milano, che sarà la sede per sdoganare del tutto lo scenario già definito.

L’ex Asl segratese dovrebbe però diventare una Casa di comunità “spoke” e non una “hub” come auspicato dall’amministrazione comunale. Le differenze sono sostanziali: sarà aperto sei giorni su sette, il servizio h24 sarà limitato alla guardia medica, non ci saranno tutte le specialità e in particolare non si trasferirà lì tutto il comparto socio-sanitario come invece avverrà per gli “hub”. Una soluzione che scaturisce dalla scelta di Regione Lombardia di valutare i progetti singolarmente, ignorando il lavoro fatto da Segrate e Vimodrone per stilare una proposta unitaria. L’idea, che peraltro aveva avuto l’appoggio di Ats, era quella di creare una Casa di comunità “diffusa”, quantomeno divisa in due sedi che unite avrebbero potuto assurgere a status di “hub” fornendo un servizio completo ai 50mila cittadini del Crt (Centro di riferimento territoriale, ndr). Valutando separatamente i due progetti, Vimodrone dovrebbe restare senza strutture sul territorio e Segrate non arriverebbe alla dimensione necessaria per ospitare un “hub”. I 1.860 metri quadri di via Amendola sono sì decisamente di più dei 680 della sede di Vimodrone, ma non quelli previsti per ospitare una Casa di comunità “completa”.

«Siamo soddisfatti – afferma l’assessore alla Salute, Barbara Bianco – perché l’ex Asl tornerà di fatto ad essere ciò che era con l’aggiunta della presenza dei medici di base. Ma secondo noi hanno perso una grande occasione. Il progetto sinergico tra due città avrebbe potuto rappresentare un modello, invece così il servizio offerto è importante ma non completo e per alcune specialità i cittadini saranno costretti a rivolgersi agli ospedali della zona. Di più. A Vimodrone stavano lavorando per avere sei letti a bassa intensità. Non sarebbe stato un Ospedale di comunità, ma di certo avrebbe rappresentato un plus per tutti. Per non parlare della questione del trasporto pubblico, che resterà a carico del Comune di Vimodrone per quanto riguarda il collegamento con Rovagnasco; mentre se fosse passato il progetto unitario, anche se nulla era ancora definito, ci sarebbe stata una buona probabilità di ottenere un finanziamento dal PNRR anche per quello».  Il rammarico c’è insomma, anche se l’ex Asl dovrebbe tornare ad essere parte integrante di quella sanità territoriale pubblica che, dopo il Covid, finalmente dovrebbe riguadagnare il centro della scena. 

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