Regionali, il sindaco Micheli invoca le primarie e si candida: «Allargare il campo per battere Fontana»

Il sindaco di Segrate Paolo Micheli

«Bisogna restare uniti, come accade a Segrate, io sono disponibile. Letizia Moratti? Partecipi anche lei», dice il primo cittadino. Che precisa: «Non correrò per il Consiglio regionale»

Il passo avanti del sindaco Paolo Micheli ha fatto rumore in città, con questo protagonismo in chiave regionale che ha fatto pensare a un futuro prossimo lontano da Segrate. Ma l’interessato sgombra subito il campo da illazioni e polemiche. «Non correrò per diventare consigliere regionale, l’ho già fatto in passato e non mi interessa. Sono sindaco ed è ciò che voglio fare».

Però si è candidato alle eventuali primarie del Centrosinistra.

«Sì, perché credo che non ci sia altra strada per contendere la Lombardia al Centrodestra. è una provocazione, l’ho fatto per sottolineare la necessità di allargare il campo il più possibile, sulla scorta di ciò che succede a Segrate, dove la coalizione che mi appoggia tiene insieme tutto il fronte progressista e riformista. E non riesco proprio a capire perché in questo contesto possa funzionare e in Regione no. è sbagliato che appena il livello diventa sovralocale scattino personalismi che ci zavorrano in questo modo».

Resta il nodo Moratti, però. Al netto di tutti gli altri ragionamenti interni al Pd, anche lei non sembra disponibile al percorso delle primarie.

«Io credo che decidere a tavolino chi sia il candidato rappresenti una follia. Il Centrosinistra commetterebbe lo stesso errore delle politiche di settembre, sarebbe inaccettabile. Anche perché c’è uno strumento per riunire tutti e sono le primarie. Partecipi Letizia Moratti; il Pd metta in campo i propri nomi, tutti di alto profilo, da Cottarelli a Del Bono, passando per Maran e altri; scenda in campo Pisapia e con lui rappresentanti di altri soggetti politici, perfino il Movimento 5 Stelle. Ma anche il civismo. Ecco, io ho detto che ci sono perché magari la mia figura può coinvolgere altre persone che non si ritrovano nella logica dei partiti e se può essere utile non mi tiro indietro».

Deluso dai suoi colleghi sindaci, ai quali aveva lanciato un appello per chiedere che da voi partisse un appello per le primarie?

«In realtà mi hanno scritto in tanti, in privato. Ho però la sensazione che il Centrosinistra lombardo si stia comportando come un pugile suonato, tramortito dalla candidatura della Moratti. Io sto facendo il… grillo parlante perché credo che la strada giusta sia quella delle primarie, anche in virtù del fatto che si sia già perso troppo tempo e che, qualora si votasse a inizio febbraio, saremo alle prese con un’altra campagna elettorale lampo».

Certo, seguendo le traiettorie dell’attuale dibattito, fatto di veti e fumate nere, è difficile pensare che si arrivi a una sintesi. Moratti ha spaccato il Centrodestra, ma anche il fronte opposto?

«L’obiettivo comune deve essere quello di strappare la Lombardia a chi la governa e ha mostrato i propri limiti nella gestione sciagurata della pandemia. E davanti a noi ci sono anni importantissimi e sfide delicate, come quella del climate change. Chi ha amministrato finora non potrà rimangiarsi le scelte fatte e per questo serve un cambiamento radicale al timone. Serve il contributo di tutti per vincere. Si sottoscriva un patto, una carta dei valori, e si vada avanti tutti uniti, a prescindere da chi vincerà le primarie».

Se non si trovasse la quadra e la spaccatura tra Pd e Terzo Polo fosse certificata, teme ripercussioni anche a Segrate?

«In tutta onestà, no. Stiamo governando insieme da anni, tutti insieme. Ripeto: c’è un modello Segrate che funziona, qui e anche in altre realtà territoriali; noi il “campo largo” del quale si è parlato tanto prima del voto di settembre lo pratichiamo. E funziona. Non penso che possano esserci fibrillazioni di sorta, siamo una squadra e si sono creati rapporti che vanno oltre la politica».

Quindi si va avanti con Micheli? Nessuna sirena può condurre lontano da Segrate?

«Lo voglio ribadire con forza: sono il sindaco e resterò qui fino alla fine del mandato».

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