Ricicleria ancora chiusa, flash mob leghista in Comune. “Basta ritardi”

Discarica a Segrate chiusaIl capogruppo Marco Carandina (il secondo da destra) e il segretario Andrea Donati con militanti leghisti durante la protesta
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Iniziativa di protesta davanti al Comune per il quarto rinvio dell’apertura della discarica, inizialmente previsto il 27 marzo.

Sacchi dell’immondizia, qualche rifiuto ingombrante, cartelli ad hoc. La Lega segratese, martedì 4 luglio, ha dato vita a un flash mob davanti al municipio per protestare contro l’ennesimo slittamento della data di riapertura della ricicleria di via Rugacesio.

Continui slittamenti alla riapertura della discarica

Da cronoprogramma originario, la discarica, chiusa dal 9 gennaio per lavori di messa a norma della struttura, avrebbe dovuto riaprire i battenti il 27 marzo. Poi a maggio, metà giugno, fine mese. Annunci, quelli del Comune, disattesi regolarmente, con i cittadini che sui social hanno postato la loro rabbia, dovuta anche a servizi alternativi che, vista la durata della chiusura della ricicleria, si sono via via rivelati insufficienti. «La gestione non è stata affrontata correttamente – attacca il segretario cittadino della Lega, Andrea Donati – si sarebbero dovuti chiudere accordi con i Comuni limitrofi. E’ facile dire “chiamate Amsa”, ma molte cose non le ritirano e le cantine si riempiono. E poi, dato che dicono che il bilancio ora è solido, visti i disagi sarebbe stato corretto prevedere uno sconto sulla Tari».

“Discarica chiusa, ma aumenta la Tari”

«Siamo stufi dei continui ritardi, lo sono soprattutto i segratesi – rincara la dose il capogruppo in Consiglio comunale, Marco Carandina – e siamo delusi dall’incapacità di trovare alternative. Con che faccia si chiede di pagare la Tari, che peraltro è anche aumentata, quando il servizio è questo e la ricicleria è chiusa da sei mesi?».

Il Comune: “Riapertura della discarica in due settimane”

In effetti, nell’ultimo periodo si sono verificati sversamenti anche di fronte ai cancelli della discarica, segno di un’insofferenza che monta a fronte di ritardi che più passa il tempo e più diventano difficili da giustificare. Ci prova l’assessore ai Lavori pubblici, Francesco Di Chio. «C’è stata una complessità importante nell’approvvigionamento del metallo – spiega – ma poi anche un oggettivo ritardo nei lavori e noi stiamo applicando quotidianamente le penali previste (da stornare dall’esborso legato al cantiere, che ammonta a 700mila euro, 300mila dei quali finanziati da un bando regionale, ndr). Pare che i lavori stiano terminando, poi serviranno due o tre giorni per posizionare i cassoni e un periodo per le verifiche, i collaudi e il rilascio delle certificazioni necessarie da parte degli enti competenti, Città metropolitana e non solo. Il tutto dovrebbe esaurirsi nell’arco di un paio di settimane».

Discariche alternative impraticabili

Alla richiesta di spiegazioni dell’opposizione rispetto al mancato accordo con gli altri Comuni per ovviare alla chiusura della discarica cittadina, replica l’assessore all’Ambiente, Alessandro Pignataro. «Milano non aveva spazio per i nostri cassoni e poi in via Corelli stanno effettuando gli stessi nostri lavori – dice – Pioltello invece aveva lo spazio e Amsa si era detta disponibile, ma ci sono stati chiesti dei soldi che per noi non erano dovuti, perché si agiva in regime di mutuo soccorso. Per quanto riguarda i servizi sostitutivi, erano stati parametrati sui tre mesi di chiusura,  nessuno poteva prevedere questi ritardi». Che però si sono verificati.

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