Inaugurata il 5 novembre alla presenza dell’assessore regionale Bertolaso, al momento ospita solo alcuni dei servizi e delle specialistiche previste.
Il canonico taglio del nastro, con accanto i sindaci dei Comuni coinvolti, Segrate, Pioltello e Vimodrone; poi un tour della struttura che profuma ancora di nuovo, salutando gli operatori e i volontari, incontrando a fine visita la rappresentanza sindacale dei lavoratori del San Raffaele, che hanno dato vita a un presidio. La mattinata segratese dell’assessore regionale al Welfare, Guido Bertolaso, ha inaugurato formalmente il 5 novembre, la Casa di comunità cittadina.
Casa di Comunità aperta da metà luglio
Ma l’ex Asl di Rovagnasco (restata chiusa per due anni) aveva già riaperto i battenti a metà luglio (qui la Carta dei Servizi con tutti quelli presenti). Da subito è stato operativo il PUA (Punto Unico di Accesso, ndr), «che dagli ultimi dati ha in carico una sessantina di cronici», certifica l’assessora alla Salute, Barbara Bianco. «In realtà abbiamo optato per l’apertura anticipata in virtù della presenza della continuità assistenziale che è stata importante nei mesi estivi – prosegue – ma erano aperti anche lo sportello di scelta e revoca e la commissione invalidi, così come il consultorio, la Uonpia (Neuropsichiatria infantile, ndr)».
E già da metà luglio a Rovagnasco hanno lavorato gli infermieri di comunità, dodici ore al giorno sette giorni su sette. Inoltre è operativo il prezioso punto prelievi. Il 13 ottobre, poi, è stata la volta di cardiologia, di fatto l’unica specialistica che eroga un numero di ore congruo (24 a settimana, sulle 38 garantite a livello di distretto).
Il taglio del nastro ha inaugurato invece diabetologia (un giorno a settimana per 8 ore), chirurgia interna e dermatologia (un giorno ogni 15), mentre a gennaio dovrebbero sbarcare a Rovagnasco anche oculistica (due o tre giorni a settimana) e medicina dello sport. «A quel punto dovremmo avere sei specialistiche – spiega Bianco – ma ricordo che una Casa di comunità “spoke” dovrebbe contarne sette e una “hub” una dozzina. è una grandissima opportunità, da non sprecare: deve essere un punto di partenza, la nostra Casa di comunità deve diventare il presidio sanitario voluto dal legislatore, in grado di garantire un livello alto di sanità pubblica, accessibile a tutti. Questo in attesa dell’Ospedale di comunità, non previsto nella programmazione regionale ma che la riforma stabiliva in un distretto di 155mila abitanti».
Sinistra Italiana denuncia: «Parte sanitaria carente»
Così non va, serve uno scatto e soprattutto che Regione rispetti quel piano di riordino varato prima del Covid, dove si stabiliva che, a fronte di alcune chiusure, tra le quali quella di Vimodrone, l’ex Asl di Segrate passasse da 50 a 160 ore settimanali e da 5 a 16 specialistiche. «C’era l’elenco dettagliato – ricorda Luca Bertagna, responsabile Sanità del Circolo di Sinistra Italiana Adda Martesana – poi arrivò la pandemia e ora di quel piano non si parla più». Dopo l’apertura di un tavolo di lavoro al quale si sono sedute forze politiche e civiche, l’idea di Bertagna è quella di organizzare assemblee pubbliche per condividere con la cittadinanza i dati di Ats che raccontano una serie di mancanze.
«A Segrate e Vimodrone l’incidenza delle patologie neurodegenerative è superiore al dato complessivo – spiega – eppure qui non è prevista neurologia. Ma al di là di tutto, il piano di riordino e la legge nazionale prevedono che ci siano le specialistiche più importanti, da nefrologia a pneumologia, passando appunto per neurologia. A Segrate non ci sono. La scarsa attrattività dell’Asst Melegnano Martesana crea difficoltà, ma se non si riescono a reperire specialisti ambulatoriali bisogna applicare una strategia di dislocazione di quelli ospedalieri che doti Segrate delle figure che mancano».
C’è poi il tema dell’Ospedale di comunità, del quale non ci sono notizie nonostante la legge stabilisca che deve essercene uno ogni 100mila abitanti. Il nostro distretto ne conta 155mila. «La Regione se n’è lavata le mani – attacca Bertagna – ne ha previsti due nell’Adda, a Vaprio e Cassano, perché c’erano strutture pronte, ma la Bassa Martesana è il territorio più popoloso». Serve una svolta e per ottenerla, dice l’esponente di Sinistra Italiana, non c’è che un modo. «Fare pressione sulla Regione, perché il momento della sanità lombarda è delicato e meno richieste forti ci sono più chi governa ha vita facile. La Casa della comunità, perché così si chiama a livello nazionale, deve essere un luogo dove si studiano le patologie del territorio, si promuove un approccio non più individuale. Bene, noi facciamo fatica a garantire quest’ultimo».



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