Oltre 300 gli studenti che frequentano l’istituto senegalese sostenuto da Bruno Russo: «Bello vedere che funziona»
Vi avevamo già parlato di lui l’anno scorso dopo che aveva ricevuto l’onoroficenza cittadina. Bruno Russo, 74 anni, da oltre 20 aiuta, con discrezione e senza intermediari, un villaggio del Senegal: Sangako, a circa 200 chilometri da Dakar. Ci ha scritto per raccontarci come stanno andando le cose nel villaggio che considera “casa” e dove da anni si occupa di procurare il materiale di cancelleria per la scuola locale.
«È una gioia vedere che il piccolo seme che si pianta dà i frutti – racconta -. Ho saputo che tutti gli studenti della scuola di Sangako che hanno sostenuto gli esami per passare alle superiori sono stati promossi e i due studenti migliori sono proprio quelli del “mio” villaggio. Una soddisfazione enorme che mi riempie di orgoglio».
In tutto sono 320 gli allievi dell’istituo, dalle elementari al liceo, che proprio il segratese ha contibuito a creare. «Quando arrivai per la prima volta in Senegal non c’era una vera e propria scuola – racconta – ma un maestro che arrivava da fuori a fare lezione in spazi arrangiati senza attrezzature nè banchi. Non c’era nulla, ma c’erano tanti bambini e mi chiesere se potevo fare qualcosa. Iniziai così ad acquistare il materiale di cancelleria per i bambini e i maestri, affidandomi a dei commercianti locali. Così poi ho fatto per tutti gli anni a venire, sempre ordinando in loco in modo da dare lavoro a chi vive lì».

La distribuzione del materiale scolastico
A inizio anno arriva la fornitura e viene distribuita agli alunni in un clima di festa generale (foto sopra). «Niente libri – spiega – solo quaderni, matite e altre cose che mi indicano loro. Però cerco poi durante l’anno di procurare anche dei libri, in inglese e francese, per la biblioteca scolastica». Anche questa, come molte altri parti dell’istituto, l’ha realizzata Bruno, con le sue mani: «Nella vita ho sempre fatto il manutentore, quindi so fare un po’ di tutto – spiega – e a Sangako ho creato un piccolo laboratorio di falegnameria. Insieme abbiamo realizzato la biblioteca e allestito le classi».
All’inizio Bruno andava in Africa uno o due mesi all’anno, durante la pandemia restò bloccato “ma fu una esperienza bellissima” per 9 mesi. Dopo il 2020 però, una serie di ostacoli a cui si sono aggiunti gli acciacchi dell’età, non gli hanno permesso di tornare, con sua grande nostaglia. Non si è però mai fermato il suo “progetto Africa” a cui non ha mai dato la veste di una associazione, ma intorno al quale si sono uniti tanti amici per sostenerlo in questi anni.
«Grazie alla rete che ho costruito qui a Segrate siamo riusciti a costruire otto pozzi in diversi villaggi: fondamentali per evitare che le persone debbano camminare chilomteri ogni giorno per andare a prendere l’acqua. E poi da qualche anno una coppia di amici ha voluto prendersi carico insieme a me della forntura del materiale scolastico, la cui spesa negli anni è quasi raddoppiata. In questo modo posso destinare la mia parte ad altri progetti. Ci sono tante esigenze e so di potermi fidare di mio “fratello” Babacar, a Sangako che garantisce che tutto funzioni».
Il segratese non ha una associazione, nè si appoggia a qualche ente caritatevole. Si occupa di persona di effettuare le donazioni direttamente alla persona di fiducia che vive nel villaggio africano. «Se qualcuno vuole aiutarmi è ben accetto ovviamente, ci sono tanti progetti che si possono realizzare». L’invito è a contattarlo via mail: bruno.diba@gmail.com



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