Una Segrate bellissima e inedita in trenta scatti d’autore

Uno suggestivo scorcio dell'Idroscalo in una delle foto di Nanni Fontana esposte al Centro Verdi

Al Centro Verdi fino al 31 agosto sarà possibile visitare la mostra fotografica “Segrate 2020”, una raccolta di una trentina di scatti del fotografo Nanni Fontana. Il progetto è nato per festeggiare i 150 anni di Segrate nella sua conformazione attuale raggiunta il 1 gennaio 1870, ma guarda più al presente che al passato. Fra le foto spiccano una Mondadori ripresa aldilà della siepe, così come si presenta ai segratesi, l’iconico Ponte degli Specchietti, ma anche l’oratorio di Santo Stefano (qui sotto una gallery con alcune foto gentilmente concesse dall’artista) .

«Abbiamo voluto fare una mostra diversa non necessariamente amarcord», ci ha spiegato l’assessore Gianluca Poldi durante l’inaugurazione che si è tenuta lo scorso 8 luglio e durante la quale era presente anche il fotografo.

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La tua è la prima mostra del post Covid, quando hai scattato le foto? 

«Le ho realizzate fra settembre 2019 e gennaio 2020.  La cosa bella è che in quei giorni ho avuto una gran fortuna con la luce. C’erano delle giornate bellissime; sarà stato il vento, i cieli limpidi… il risultato è che ho potuto avere molta pulizia e nitidezza. Il progetto poi per me è stato molto interessante poiché è qualcosa di diverso rispetto a quello che faccio di solito».

Di cosa ti occupi solitamente?

«Sono un fotogiornalista freelance e mi occupo principalmente di temi sociali: lavoro per ONG, fondazioni e spesso tocco temi legati alla salute. Solitamente prediligo il ritratto in bianco e nero e non mi occupo di ambienti». 

Segrate l’hai invece esplorata… a colori? Conoscevi la città?

«Pur abitando solo a 5 km da qui non la conoscevo, però ho avuto uno scambio proficuo con l’assessore Poldi che mi ha indicato quali fossero a suo avviso i luoghi irrinunciabili, anche se ho comunque lavorato in grande libertà. Penso sia una città molto interessante per chi è nato e cresciuto a Milano e salta subito all’occhio il diverso livello di qualità della vita. Inoltre, paradossalmente, rivedo in Segrate quelle cose positive che mi piacciono dello stile di vita americano». 

Che cosa intendi? 

«Io che sono cresciuto a Milano non sono mai stato abituato a uscire e vedere orizzonti, cieli ampli, grandi spazi e in generale avere tutta questa aria e luce. È affascinante vedere come basti fare due passi dal centro per trovarsi in mezzo al verde. In questo senso Segrate mi ha fatto ricordare i miei soggiorni in USA, un paese dai grandi spazi e che ho girato molto». 

Questa esperienza cosa ti ha lasciato, ha avuto un significato particolare per te?

«Questo progetto mi è capitato in un momento particolarmente adatto; avevo infatti necessità di camminare molto per recuperare da alcuni problemi di salute e un lavoro di architettura era proprio quello che mi ci voleva. Grandi spazi, tranquillità, grandi camminate… non c’era fretta, potevo aspettare la luce ottima. Era per me il momento in cui ricominciavo a lavorare e non ho dovuto correre in giro come mi capita normalmente facendo il fotografo. Avevo proprio bisogno di un lavoro così che mi tenesse la “testa pulita”. È stato provvidenziale. A fine sessione poi mi prendevo i miei spazi e andavo da solo a mangiare alla “Pergola”, un posto di cui mi sono innamorato! Per me era diventato come un rito». 

Vuoi ringraziare qualcuno?

«Sono due le persone in particolare mi hanno aiutato per questa mostra e che voglio ringraziare, Chiara Oggioni Tiepolo che ha fatto la “curatela” e Cesare Ventura, un architetto con il quale collaboro da molto tempo che si è occupato di ciò che riguarda l’allestimento».

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