Segrate-Innsbruck sui pedali: «Fatica ed emozioni uniche»

Da sinistra Mirco Tommasello, Gianmario Coppini, Piero Velli e Ivan Tommasello alla partenza da piazza San Francesco

L’impresa dei ciclisti di TBS Team Bike Segrate: 1.000 km e 10mila metri di dislivello. Il “diario di bordo” dei quattro segratesi in un viaggio di sette tappe con distanze fino a 180 km

Un’impresa di non poco conto, per chi sa che cosa significa “pedalare in salita”. E anche la migliore delle pubblicità possibili alla bicicletta “che ti permette di vedere davvero i luoghi, condividere insieme la fatica del viaggio ed emozionarsi una volta raggiunta la meta ”. È questa la didascalia della copertina sulla “Cima Coppi” culmine del tour estivo di TBS, Team Bike Segrate, che ha visto la partecipazione di quattro atleti della squadra ciclistica cittadina che hanno svestito per una settimana i panni dei corridori per indossare quello da cicloturisti, anche se per una “sfida” non certo alla portata di tutte le… gambe.

Sette tappe in sette giorni tra Italia e Austria, 1.000 km e ben 10.000 metri di dislivello: questi i numeri messi a referto da Piero Velli, i fratelli Mirco e Ivan Tommasello e Gianmario Coppini, partiti da piazza San Francesco con le loro bici da corsa adattate per il viaggio con il carico minimo indispensabile viste anche le pendenze da affrontare. Un’esperienza che hanno voluto condividere con il Giornale di Segrate. È stato il viaggio più lungo e impegnativo mai programmato dal nostro gruppo, volevamo metterci alla prova – raccontano i TBS – siamo partiti con mille timori, subito passati iniziando a macinare chilometri”.

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La prima tappa, con partenza da Segrate, prevedeva l’arrivo a Limone sul Garda, tragitto poi allungato a Tremosine per ammirare il lago. “La seconda tappa era quella più lunga, 180 km, le preoccupazioni erano all’ordine del giorno ma dopo aver superato la salita di Mattarello e la veduta del Lago di Caldonazzo lasciavano lo spazio allo spettacolo di queste zone”. La terza era la Belluno-Brunico, con passaggio alla diga del Vajont “a visitare i luoghi del disastro del 1963, per 50km siamo rimasti in silenzio nel vedere questi paesi distrutti dall’acqua ed ora abbandonati…”. La quarta frazione era quella dell’arrivo a Innsbruck con rientro in Italia attraversando l’Austria occidentale e valicando il Passo Resia per arrivare a Curon, con il suo famoso campanile che emerge dal lago. “Una tappa sotto la pioggia, ma chi si cimenta in questi viaggi deve mettere in preventivo giornate cosi…”, sorridono i TBS. Che il giorno dopo sono stati impegnati nella tappa più dura, quella della salita al Passo dello Stelvio da Prato, 25 km di fatica pura. “Per noi ciclisti la scalata ‘vera’, famosa per i suoi tornati infiniti e le battaglie epiche al Giro d’Italia – spiegano – ognuno del suo passo, spingendo sui pedali le bici cariche con le borse da viaggio, abbiamo raggiunto la vetta affaticati ma felicissimi”.

La mattina dopo, gli ultimi 140 km per il ritorno a Segrate. “Nessuno aveva troppa voglia di scherzare, forse perché questa avventura stava giungendo al termine – continua il racconto – arrivati a Segrate ci siamo salutati orgogliosi per aver portato a termine il viaggio. E siamo già pronti a programmare quello del 2024”.

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