Dal 6 febbraio tre date con lo spettacolo-laboratorio “Come va? Bene ma non benissimo”. L’intervista all’attrice e comica, volto noto della tv.
Debora Villa, comica, conduttrice, attrice di teatro, tv e cinema, è tra le protagoniste della stagione 25/26 del Teatro Toscanini. È reduce dal successo di “Viva le donne”, lo spettacolo che porta in giro in solitaria, proposto a Segrate in un adattamento a più voci con le colleghe Ierse, Sarnataro e Rendini. E adesso si prepara per il laboratorio comico e di intrattenimento “Come va? Bene, ma non benissimo” in tre date: 6 febbraio, 13 marzo e 17 aprile.
Un ritorno ai luoghi d’origine per l’artista di Pioltello, divenuta popolare con Camera Cafè, ma anche un palco dove ritrova l’espressione che più ama, il live, come ci ha raccontato in questa intervista per il Giornale di Segrate.
Una carriera già molto lunga e variegata, ma chi è la Debora Villa di oggi?
«Sono una donna di 56 anni e me li sento tutti (ride, ndr). Come artista, oggi mi dedico a ciò che in realtà mi è sempre piaciuto di più fare, essere in teatro con le persone. Per me è il top, non potrei davvero desiderare di più. Quando è nata mia figlia, inizialmente la portavo con me ovunque, poi è cresciuta e io ho scelto di ritornare un po’ più lombarda, ritrovando il lavoro vicino casa, diciamo così. È stata una scelta di equilibrio tra vita lavorativa e stabilità famigliare, che mi ha dato anche l’opportunità di ritornare sul territorio. Qui, in particolare a Segrate, posso fare ciò che mi dà più soddisfazione: far partecipare il pubblico nei laboratori che faccio con altri artisti sul palco».

Debora Villa con Alessandro Bontempi a Cascina Commenda
La collaborazione con il Toscanini di Cascina Commenda dura da qualche stagione. Si è trovata bene?
«A Segrate mi sento a casa! E con Alessandro Bontempi (direttore artistico della stagione teatrale, ndr) è stato amore a prima vista. È una persona meravigliosa e lavora benissimo, perché tratta bene il pubblico e gli artisti, mette davvero a disposizione il teatro per ciò che deve essere: una casa da abitare per la cittadinanza. Alessandro è un padrone di casa straordinario, ormai c’è un rapporto super consolidato»
Come vi siete incontrati?
«Io cercavo spazio per fare le prove della mia prima commedia da regista. Nadia Puma, attrice protagonista assieme a Marco Ghirlandi, mi ha presentato Alessandro e lui è stato subito disponibile nel mettere a disposizione il teatro. Da lì è nata una collaborazione che dura ormai da qualche anno.»
E con il pubblico di Segrate come si è trovata?
«La platea di Cascina Commenda mi riserva sempre grandi soddisfazioni! È importante dare visibilità anche a realtà territoriali come questa, perché danno spazio e offrono la possibilità di esprimersi e sperimentare insieme a un pubblico che è ormai abituato, è cresciuto assieme a noi.»
Il pubblico sarà coinvolto nello spettacolo-laboratorio “Come va? Bene ma non benissimo” in partenza il 6 febbraio. Che cosa bisogna aspettarsi?
«Ci tengo a dire che nessuno spettatore sarà maltrattato durante queste serate (ride, ndr). Il laboratorio è una serata a cast, con un tema generale e più artisti che provano pezzi nuovi. Anche quando si prova un pezzo nuovo, ovviamente, lo spettacolo è garantito perché abbiamo tutti tanto mestiere. Però non è una serata fatta e finita, è un po’ sperimentale, ecco, ed è questo il bello! All’interno di questo laboratorio, dove si recita, si canta, si balla e soprattutto si ride, se qualcuno del pubblico avesse voglia di cimentarsi con un monologo, un aneddoto, una canzone o persino una poesia lo potrà fare.»
Tra tutti gli artisti che saranno sul palco c’è qualche talento a cui prestare particolare attenzione?
«Da Rafael Didoni a Flavio Pirini, da Alessandro Girabi alla cantante jazz Daniela Panetta… sono tutti straordinari! E poi potrà anche capitare che ci siano degli ospiti, ma per la prima puntata voglio che siamo solo noi. Saranno delle bellissime, dense di contenuto ma di tante tante risate, su questo non ci piove! Il laboratorio è comico anche perché io sono comica e non posso prescindere da quello, ci divertiremo con intelligenza.»
Anche nello spettacolo “Viva le donne” era in compagnia. Come è andata?
«Viva le donne è il mio spettacolo, normalmente lo porto in giro da sola. Poi con Alessandra Ierse, Mary Sarnataro e Alice Rendini ci siamo incontrate in occasione di altre serate sperimentali ed è venuto naturale coinvolgere delle colleghe amiche in una versione rivisitata, un “Viva le donne show”. Purtroppo, Alice non c’era perché non è stata bene, ma la serata è stata veramente molto carina e divertente.»

Debora Villa
Si tratta forse del suo spettacolo più femminista. Sempre in chiave decisamente comica, ma si toccano temi importanti come la condizione della donna nella società.
«Sì, io ho proprio la fissa del femminismo. E, contrariamente a quanto molti pensano, il femminismo non è uguale al maschilismo, è proprio il suo esatto opposto. Si fa confusione con la desinenza -ismo, in realtà non è la stessa cosa! Forse bisognerebbe trovare un neologismo per spiegare meglio cos’è il femminismo e rendere evidente la differenza. Il maschilismo vede la predominanza dell’uomo sulla donna, il femminismo è la volontà di ristabilire parità: di valori, di dignità, di diritti. È un tema che sento molto anche fuori dal mio lavoro e che ha a che fare il mio impegno come testimonial del centro antiviolenza “Cerchi d’acqua”. Mi sta molto a cuore, la cronaca nera, purtroppo, ci ricorda spesso che è un tema attuale.»
A proposito di ricerca di parità, la comicità al femminile viene spesso raccontata come un “genere” in un mondo prevalentemente maschile. È così?
«La comicità femminile non solo esiste, ma è sempre esistita. Il problema è quello della visibilità, faccio l’esempio di Zelig dove ci saranno due o forse tre donne (si riferisce allo spettacolo che sta andando in onda queste settimane per il trentennale, ndr). Però di donne comiche ce ne sono! Teresa Mannino, Geppi Cucciari, Paola Cortellesi, Virginia Raffaele, Lella Costa, Angela Finocchiaro, Maria Amelia Monti, Katia e Valeria, Chiara Becchimanzi, Laura Formenti e ovviamente la sottoscritta insieme alle mie colleghe di “Viva le donne” ma potrei continuare! Siamo pieni di donne comiche brave, è un po’ un peccato che venga dato spazio sempre a una minoranza.»
Quindi non la vedremo nelle prossime puntate di Zelig?
«No, ma io pur avendo partecipato a due edizioni di Zelig nel 2010 e 2011 divertendomi un sacco, non ho mai fatto parte della “family”, che sono poi le persone chiamate per questo trentennale. Fa anche parte del mio carattere, sono un po’ un cane sciolto.»
Debora, un’ultima domanda: oggi si può ridere di tutto?
«Sono una fan di Ricky Gervais (attore e comico britannico noto per uno stile di comicità feroce e politicamente scorretta, ndr) e sono d’accordo quando dice che una battuta è una battuta e nasce e muore in teatro, non ha ricadute nella vita reale. C’è però anche un altro aspetto da considerare, secondo me. La libertà di espressione è sempre da tutelare, ma quando faccio una battuta preferisco farla contro le categorie che hanno potere. Anche quando prendo in giro il contadino (cita Dario Fo, ndr) l’obiettivo finale della mia ironia deve essere il re, ossia contro il sistema che opprime il contadino. Questa è satira. Se l’obiettivo finale della mia ironia è la minoranza già oppressa dal potere allora la mia battuta rischia di essere infelice. Come quella di Lollobrigida sui poveri che mangerebbero meglio perché, a differenza dei ricchi, mangiano a chilometro zero… Poi bisogna anche considerare l’evoluzione del pensiero sociale, che la comicità dovrebbe seguire e anzi spesso i comici sono antesignani di un movimento di pensiero che porta in alto le coscienze. Per questo penso che prendere in giro categorie con meno privilegi, ad esempio le donne o le persone omosessuali, forse non ha più tanto senso. Resta, sacrosanta, la libertà di espressione e di dire le proprie battute. Ma allora anche quella di poterle criticare.»



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