Verso le comunali 2026: ecco da dove si parte. Un’analisi del Consiglio e delle presenze in aula

L’attuale composizione del Consiglio comunale. In giallo-arancione le forze di maggioranza

Come è composto l’attuale Consiglio? Chi ne fa parte? E quanto i consiglieri hanno partecipato in questi  cinque anni? La nostra inchiesta.

Nelle prossime settimane prenderà ufficialmente il via la campagna elettorale per il rinnovo della carica di sindaco e del consiglio comunale. Le date non sono ancora state fissate con decreto ufficiale, ma secondo le prime ipotesi il primo turno potrebbe svolgersi il 24 e 25 maggio, con eventuale ballottaggio il 7 e  8 giugno. In attesa del decreto e dell’annuncio dei prossimi candidati, vale la pena tornare ai numeri delle ultime elezioni comunali, che nel 2020  hanno visto competere sei aspiranti alla carica di sindaco.

Le comunali del 2020

Paolo Micheli, sindaco uscente dal 2015, è stato riconfermato già al primo turno con il 51,66% dei voti grazie alla coalizione di centrosinistra composta da PD, Lab Segrate, Segrate Nostra, Azione e Segrate Viva. Un risultato che gli ha consentito di evitare il ballottaggio e di avviare immediatamente il secondo mandato. Al secondo posto si è classificato Luca Sirtori, candidato del centrodestra sostenuto da Fratelli d’Italia e Lega, con il 21,30% dei voti. Terza posizione per Laura Aldini, appoggiata da Forza Italia, Cambiamo! e Partecipazione, che h a ottenuto il 17,09%. Più distaccati gli altri candidati, Dena Arabsolgar (Segrate Sì) con il 4,07%, Claudio Viganò (Lega Federalisti Segrate) con il 3,44% e Claudio Gasparini (Liberal – Claudio Gasparini Sindaco) con il 2,45% (vedi infografica qui sotto).

 

Premiata la continuità

Il voto del 2020 ha dunque premiato la continuità amministrativa e le coalizioni, mettendo al tempo stesso in evidenza una marcata frammentazione dell’offerta politica, soprattutto  nell’area del centrodestra, divisa tra più candidature e liste.

Il Consiglio oggi 

L’attuale Consiglio comunale è composto da 24 consiglieri (più il Sindaco): 15 espressione della maggioranza e 9 dell’opposizione, distribuiti in nove gruppi politici (vedi infografica in alto). Un dato che fotografa un’aula articolata e politicamente frammentata. Lab Segrate, il gruppo più numeroso, con 6 rappresentanti è la prima forza in aula, seguita dal Partito Democratico con 5. Completano l’area di maggioranza Azione che ne conta 2 e le liste civiche Segrate Nostra e Segrate Viva, entrambe con un delegato.Anche all’opposizione, il quadro è altretanto frammentato. Fratelli d’Italia e Forza Italia esprimono 3 rappresentanti ciascuna, la Lega Nord  2. A questi si aggiunge Cambiamo!, con un membro. In totale, l’opposizione schiera 9 consiglieri, distribuiti in quattro gruppi. 

Le presenze in aula

All’interno di questo assetto, l’analisi delle presenze dei membri del Consiglio restituisce un’immagine tutt’altro che uniforme della partecipazione ai lavori d’aula, con scarti rilevanti tra i membri (vedi infografica qui sotto). Un primo gruppo ristretto di consiglieri di maggioranza supera stabilmente la soglia del 90%: Gianluca Poldi (Segrate Nostra) e Amalia Violi (PD) hanno partecipato a tutte le 59 sedute, seguiti da Giuseppe Ferrante (PD) con il 98%, Francesca Limentani (Lab Segrate) al 97%, Renato Berselli (PD) al 95% e Marco Griguolo (Azione) al 93%. Il dato più alto tra le opposizioni è quello di Marco Carandina (Lega Nord), che raggiunge il 90%. Tra i meno presenti, considerando solo i rappresentanti in carica dall’inizio del mandato, si collocano i consiglieri di minoranza Laura Aldini e Marco Trebino (Forza Italia), con poco più della metà delle sedute seguite, e Carmine Auricchio (Cambiamo!), fermo al 17%. Da segnalare che per i consiglieri subentrati dopo (*) le percentuali non sono indicative.

Cosa può succedere

Da qui in avanti, lo scenario è destinato a evolversi. La definizione della data del voto e l’ufficializzazione delle candidature chiariranno assetti e alleanze, a partire da un centrosinistra chiamato a decidere se puntare sulla continuità e da un centrodestra che dovrà misurarsi con il tema dell’unità. Le prossime settimane sveleranno se la frammentazione emersa nel 2020 sarà superata o se, anche nel 2026, il confronto elettorale si giocherà su un quadro politico diviso.

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