Dalle Crode: nella loro casa-comunità sono passati centinaia di giovani in difficoltà

Emanuele e Anna Dalle Crode all’esterno della loro villetta al Villaggio Ambrosiano

I due coniugi segratesi dagli anni 80 fino ai primi 2000 hanno offerto ospitalità a tossicodipendenti, orfani e donne vittime di violenza.

Una storia da film nascosta in una villetta del Villaggio Ambrosiano. Qui, in viale Monte Resegone, abita la coppia Dalle Crode che per decenni ha ospitato, a rotazione, centinaia di ragazzi, bambini e giovani adulti con problemi di tossicodipendenza, casi di abbandoni o altre fragilità.

Siamo andati a trovarli e abbiamo visitato la casa: dietro l’apparenza di una villetta come tante, si apre un labirinto di camere, saloni e bagni frutto di ingrandimenti sviluppati nel corso degli anni per ospitare una famiglia sempre più numerosa. Qui, secondo i loro registri, sono passate circa 800 persone.

«Siamo venuti a vivere al Villaggio nei primi anni 80 – racconta Emanuele Dalle Crode, oggi 80enne – e abbiamo avuto i nostri due figli, ma sentivamo che ci mancava qualcosa…». Già allora i due coniugi, molto religiosi, facevano parte della Chiesa Cristiana Evangelica: Emanuele è tuttora il Pastore della comunità segratese che ogni sabato si riunisce per la celebrazione in via degli Alpini.

«Avevamo il desiderio di fare qualcosa in più, di dare un senso diverso alla nostra vita» spiega Emanuele, che allora era impiegato come agente pubblicitario. «Un giorno mentre ero andata come volontaria a dare una mano a una signora che si era infortunata – spiega la moglie Anna – ho incontrato il figlio, con evidenti problemi di tossocodipendenza e lì, sui due piedi, gli ho detto che se aveva bisogno di aiuto poteva venire da noi. In tutta onestà non so come mi siano uscite quelle parole, non avevamo nessuna idea di come avremmo fatto, ma da quel momento lo abbiamo fatto!». Per i coniugi è il primo segno che mostra la direzione, a cui si affidano con fede nell’aiuto di Dio. Nasce la Comunità del Buon Pastore.

Quello fu il primo di decine, centinaia di ragazzi e ragazze che sono passati dalla villetta di via Monte Resegone, tutti con un unico obiettivo: liberarsi dalla dipendenza. «Ci sono stati momenti in cui in casa eravamo in ottanta persone» racconta Emanuele e ci mostra gli spazi riservati ai maschi e quelli alle ragazze. «In realtà poi ovviamente si incontravano durante la giornata, nei momenti condivisi e sono nate un sacco di coppie: credo di aver celebrato negli anni almeno 25 matrimoni» commenta con il sorriso.

Una foto degli anni ’80 con tutti gli ospiti presenti in quel momento in Comunità

E due matrimoni sono stati per la coppia particolarmente sentiti: quelli dei due figli, un ragazzo e una ragazza che si sono sposati con due fratelli orfani accolti proprio tra queste mura quando erano adolescenti. Ma di storie ce ne raccontano tante i coniugi Dalle Crode. Ci parlano del neonato di origine rom che hanno adottato quando hanno saputo che la famiglia non lo voleva, della ragazza madre che hanno accolto per strapparla alle violenze, della nonna con nipotina senza casa, e tanti altri  episodi. Storie, nomi che ricordano uno a uno anche perchè qui le persone si fermavano a lungo.

«Nel caso di tossicodipendenti avevamo capito che dovevano stare almeno tre anni per considerarsi puliti e pronti a farsi una nuova vita» raccontano. Ma dopo i terribili anni ’80 i casi di tossicodipendenti diminuiscono e cambiano gli ospiti della casa. «Abbiamo iniziato ad avere più richieste di ospitare minori senza genitori, o in affido – spiegano -, e poi tante donne che scappavano da situazioni difficili e non sapevano dove andare. Qui la porta è sempre stata aperta a tutti».

Ovviamente ognuno doveva dare una mano in casa: cucinare, pulire o costruire nuovi spazi per far stare tutti. «Imparavano un lavoro mentre aiutavano in Comunità: da quelli classici di casa a muratura, idraulica, falegnameria – spiegano – e poi fuori di qui erano pronti a costruire la loro vita e il loro futuro».

Tutto questo, secondo quanto raccontato dai due segratesi (che sono stati candidati dall’Associazione Nuove Prospettive di Massimiliano Rositano all’Ape d’Oro 2026) senza ricevere alcun finanziamento: «No, nessuno ci ha mai dato nulla – confermano-. Non le famiglie di sicuro che già erano a terra, ma nemmeno le istituzioni. Gli unici contributi che abbiamo avuto è stato quando ci affidavano i minori, ma solo in quei casi». Per il resto la Comunità si affidava alla buona volontà dei volontari che gravitavano intorno alla struttura e alle donazioni di privati o commercianti.

«Andavamo nei supermercati o all’ortomercato e chiedevamo di regalarci qualcosa per la Comunità – spiega – magari quello che avrebbero buttato a fine giornata. Devo dire che ci hanno sempre aiutati e ancora lo fanno, così come il Banco Alimentare».

Già perchè oggi la casa è abitata solo dai proprietari, che da qualche anno hanno sospeso l’attività di accoglienza, ma continua nel garage. Qui due volte la settimana arrivano alimenti, frutta, verdura, pane raccolti gratuitamente da supermercati, mercati o commercianti e vengono divisi in pacchi da distribuire a chi ne ha bisogno.

«Aiutiamo al momento una quindicina di nuclei famigliari – ci spiegano i volontari che abbiamo trovato al lavoro -. Alcuni erano ospiti della Comunità, altri sono casi che ci sono stati segnalati». Nel giro, ad esempio, c’è una coppia di fratelli sessantenni che vivono in un camper fatiscente, trasformato in una sorta di baraccopoli, perchè non hanno nè casa nè lavoro. Una situazione di profondo degrado che è qui, a Segrate, a pochi metri da giardini curati e tecnologiche aziende.

«Noi non chiediamo nulla – continua il Pastore – cerchiamo solo di portare conforto. Ci affidiamo a Dio. Tutto quello che abbiamo fatto è stato grazie a Lui, davvero, non sappiamo nemmeno noi come sia stato possibile, ma è successo e di questo non possiamo che essere grati».

 

 

 

 

 

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Laura Orsenigo
Laura Orsenigo. Giornalista professionista, da 20 anni vive a Segrate. Dopo diverse esperienze in tv, riviste di settore e web, dal 2018 collabora con il Giornale di Segrate. Dal 2025 è il direttore responsabile della testata.

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