La stufa a pellet viene scelta spesso come fonte principale di riscaldamento nelle abitazioni di medie dimensioni, dove un solo apparecchio ben dimensionato è in grado di mantenere confortevole l’intera superficie abitata. Il risultato dipende dalla corrispondenza tra le caratteristiche della stufa e quelle della casa che la ospita.
Una superficie di 90 mq corrisponde in genere a un appartamento con soggiorno, cucina, due camere e servizi. Per individuare la stufa a pellet per riscaldare 90 mq più adatta, bisogna partire dalle caratteristiche reali dell’abitazione, che incidono sulla scelta quanto la metratura. Per impostare correttamente la valutazione abbiamo chiesto agli esperti di Hotomatic, azienda che produce e vende direttamente online stufe a pellet Made in Italy, quali parametri considerare prima dell’acquisto.
Come si stima il fabbisogno termico di 90 mq
Il primo aspetto di cui tenere conto è il fabbisogno termico, cioè la quantità di calore necessaria per mantenere la casa alla temperatura desiderata durante i mesi freddi. Il calcolo va impostato sul volume e non sulla sola superficie, perché la stufa deve scaldare tutta l’aria contenuta nei locali, dal pavimento al soffitto.
Il volume si ottiene moltiplicando i metri quadri per l’altezza dei soffitti: con un’altezza di 2,7 metri, una casa di 90 mq corrisponde a 243 metri cubi. Il dato va poi moltiplicato per il coefficiente termico, che esprime le chilocalorie necessarie per ogni metro cubo e cresce quando l’isolamento dell’edificio è ridotto. Per le abitazioni moderne ben isolate si utilizza un valore di 30, mentre per gli edifici più datati si sale a 35-40. Il risultato, espresso in chilocalorie, si divide infine per 862 per ottenere la potenza in kilowatt.
In una casa di 90 mq ben isolata il calcolo porta a 7.290 chilocalorie, pari a circa 8,5 kW. Per un’abitazione di questo tipo bisogna quindi orientarsi su apparecchi con una potenza compresa tra 8,5 e 9,5 kW, un intervallo che rappresenta il punto di partenza della valutazione.
La stima sul volume non registra alcuni elementi che incidono sulle dispersioni di calore, come la superficie delle vetrate, la presenza di locali mansardati o la posizione dell’appartamento, che all’ultimo piano o sopra ambienti non riscaldati richiede più calore. Quando questi elementi sono presenti, conviene fare riferimento al valore più alto dell’intervallo indicato.
Più stanze da servire: canalizzata o termostufa su 90 mq
Il secondo aspetto da valutare riguarda il modo in cui il calore raggiunge i diversi ambienti. Una stufa a pellet ad aria ventilata cede il calore soprattutto al locale in cui è installata. In un appartamento di 90 mq, però, la zona notte è spesso separata dal soggiorno da un corridoio, e le camere restano fuori dal raggio d’azione dell’apparecchio. Come si può notare anche guardando alle stufe per riscaldare 90 mq prodotte da Hotomatic, in questi casi è possibile orientarsi su modelli canalizzati oppure su termostufe idro. La scelta tra le due soluzioni dipende dall’impianto già presente nell’abitazione.
Il primo è un apparecchio che, oltre a scaldare il locale di installazione, convoglia parte dell’aria calda in condotti collegati a bocchette posizionate nelle altre stanze. In un appartamento di questa metratura le camere si trovano di norma a pochi metri dalla zona giorno, e i condotti possono quindi seguire percorsi brevi, con un’installazione più semplice e una dispersione di calore contenuta lungo il tragitto. Poiché l’aria calda arriva anche nelle camere da letto, bisogna valutare con attenzione la silenziosità dell’apparecchio, espressa in decibel, e orientarsi su modelli che mantengono un funzionamento discreto anche durante la notte.
Quando la casa è già dotata di termosifoni o di un impianto a pavimento, l’alternativa da considerare è la termostufa idro, che scalda l’acqua dell’impianto di riscaldamento esistente. Il calore raggiunge così ogni stanza attraverso i radiatori già installati, senza la necessità di predisporre condotti, e la stufa può diventare la fonte principale dell’impianto. Per questa tipologia bisogna verificare che l’apparecchio integri i componenti necessari al collegamento, come il circolatore e il vaso di espansione, così da ridurre gli interventi richiesti all’installatore.
La potenza della stufa a pellet per 90 mq in base a clima ed esposizione
Una volta scelta la tipologia, la stima iniziale va adattata al luogo in cui si trova la casa, perché la potenza della stufa a pellet per 90 mq cambia in modo sensibile in base al clima e all’esposizione. Il coefficiente di 30, adatto a un’abitazione ben isolata in una zona dal clima temperato, va aumentato quando gli inverni sono più rigidi o quando la casa riceve poco sole.
In particolare, il riferimento per misurare la rigidità del clima è rappresentato dal DPR 412/1993, che suddivide il territorio nazionale in sei zone climatiche, dalla A alla F, in base ai gradi giorno. Il valore corrisponde alla somma, calcolata su tutti i giorni dell’anno, delle differenze positive tra la temperatura interna convenzionale di 20 °C e la temperatura media esterna giornaliera. Un numero più alto indica un clima più freddo. La zona E, per esempio, comprende i comuni con un valore compreso tra 2.101 e 3.000 gradi giorno, e la classificazione può variare molto anche a breve distanza, come mostrano i 2.617 gradi giorno di Torino e i 5.165 di Sestriere, che si trova a oltre 2.000 metri di quota.
Per le abitazioni in zona E o F, così come per gli appartamenti esposti a nord, bisogna applicare coefficienti più elevati: con valori di 35 e 40, i 243 metri cubi di una casa di 90 mq richiedono rispettivamente circa 9,9 e 11,3 kW. Prima dell’acquisto occorre quindi verificare la zona climatica del proprio comune, riportata nell’Allegato A del decreto. Serve anche consultare l’attestato di prestazione energetica dell’abitazione, che ne indica la classe energetica e fornisce un riferimento concreto sul livello di isolamento. Con questi dati è possibile scegliere un modello la cui potenza copra il fabbisogno calcolato, con un margine adeguato alle settimane più fredde.
Quanta potenza arriva davvero in casa: resa e modulazione
Una volta definito il fabbisogno, bisogna stabilire quale dato di potenza confrontare con il valore ottenuto. Il riferimento corretto è la potenza utile, cioè il calore che la stufa cede effettivamente alla casa. La potenza introdotta misura invece l’energia sprigionata dalla combustione del pellet, e il rapporto tra le due grandezze costituisce il rendimento: un apparecchio con un rendimento del 90% trasforma in calore utile nove decimi dell’energia prodotta dal combustibile, mentre la parte restante si disperde con i fumi.
Nelle termostufe idro la potenza utile si divide tra l’acqua dell’impianto, che ne assorbe la quota maggiore, e l’aria del locale in cui l’apparecchio è installato. Per questa tipologia bisogna quindi confrontare il fabbisogno della casa con la potenza resa all’acqua, che alimenta i radiatori di tutte le stanze, e considerare la quota ceduta all’aria come un contributo aggiuntivo per la zona giorno.
Un ulteriore dato da verificare è la potenza minima utile, cioè il livello più basso a cui la stufa può lavorare mantenendo stabile la combustione. Nelle mezze stagioni una casa di 90 mq richiede solo una frazione del calore necessario nei mesi più freddi. Un apparecchio in grado di scendere a pochi kilowatt può mantenere la temperatura con un funzionamento continuo e regolare, senza cicli ripetuti di accensione e spegnimento. Il valore minimo, riportato tra i dati tecnici di ciascun modello, si affianca così alla potenza massima e consente di valutare la stufa lungo tutta la stagione di riscaldamento.


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